Castelli: fortuna che c’è la legge della Lega

La sinistra accusa: siamo al Far West. Il Carroccio replica: il bersaglio non è più Abele ma il delinquente

da Verona

Abele che si trasforma in Caino? È polemica, dura, dopo la sparatoria che in provincia di Verona stavolta è costata la vita stavolta a un «cattivo». «Il centrodestra voleva il Far west e l'ha ottenuto. Questa tragedia ha fatto le prime due vittime della legge sulla legittima difesa, un ladro ucciso e un imprenditore che per paura ha sparato, indagato per omicidio volontario», attacca il deputato verde Paolo Cento, vicepresidente della commissione giustizia. Spalleggiato da Eligio Resta, ex consigliere laico del Csm e ordinario di filosofia del diritto, che rincara: «Politici e legislatori dovrebbero rileggersi certi principi del Beccaria, e in particolare quello secondo cui una società che non si affidi al magistrato e alle leggi è una società sulla via di una nuova barbarie, sempre possibile».
Difende invece la nuova norma , voluta fortemente dalla Lega, il guardasigilli Roberto Castelli. «Non credo che il signore in questione abbia sparato in considerazione del fatto che c'era la nuova legge. Si è trovato assalito da un delinquente e si è difeso». «Fortunatamente - aggiunge il ministro - c'è questa legge che interverrà in suo favore tra pochi giorni quando verrà promulgata e pubblicata sulla Gazzetta». E Mario Borghezio incalza: «Con questa legge le parti si sono invertite: Abele non è più il bersaglio, ma lo è semmai il delinquente. L'aggredito non è più una pecorella indifesa, ma ha dalla sua parte la legge e può difendersi». Altrettanto esplicito il ministro per le Riforme Calderoli: «È sempre dolorosa la morte di un giovane ma se fosse stato a lavorare onestamente nulla gli sarebbe capitato. Questo episodio, ancorché tragico, deve essere di monito a tutti coloro che intendono delinquere». Replica secco il presidente ds Massimo D'Alema : «Queste affermazioni sono di una bestialità inaccettabile».
Misurato, invece, il commento del presidente della regione Veneto, Giancarlo Galan. «Non faccio né il poliziotto né il giudice - puntualizza Galan - su di una vicenda di cui non sono ancora chiari i contorni. Dico soltanto che la legge approvata nasce da un evidente stato di necessità: ridare fiducia e sicurezza a milioni e milioni di famiglie che si vedono quotidianamente minacciate negli affetti, nei beni, nella loro stessa incolumità fisica da una criminalità sempre più aggressiva e violenta. In realtà conclude - solo il tempo potrà verificare l'utilità della nuova legge che non può e non dev'essere vista come licenza di uccidere». Critico con la nuova normativa Vittorio Boraccetti, procuratore della Repubblica presso il tribunale di Venezia. «Adesso sembra sia consentito sparare più di prima. E questo non va bene».