Castelli: "Giustizia stravolta solo per ripicca"

L’ex guardasigilli lancia accuse dopo l’approvazione della legge Mastella che ha affossato la sua riforma: "C’è stata una resa del Parlamento alla magistratura. Se avessimo scritto noi queste norme avremmo avuto
lo stop del Quirinale. Napolitano non dovrebbe firmare&quot;<br />

La prima reazione dell’ex-guardasigilli del governo Berlusconi all’approvazione della controriforma Mastella è quella di sottolineare che della sua riforma sulla giustizia ben 7 norme sono rimaste tali e quali, 2 modificate, e l’unica cancellata e rifatta è quella sulla progressione e sulla separazione delle carriere: «Certamente la più importante», precisa senza sminuire la gravità di una decisione dell’attuale Parlamento che ha cercato di trasformare in carta straccia tre anni di lavoro del suo ministero. Accoglie la notizia del voto alla Camera nei suoi uffici di Lecco, dove, ci tiene a precisare, va a lavorare tutte le volte che «stacca dal Senato».
Le sembra tutto lavoro sprecato quello passato a mettere in piedi una riforma eliminata poi in tre giorni?
«Questa riforma suona come una rivalsa politica. Noi avevamo tentato di imporre un principio fondamentale, e di questo vado fiero, che adesso è stato capovolto. Le leggi le fa il Parlamento, la Magistratura le fa rispettare. E questo ci era costato un duro scontro con i magistrati. Mastella ha recepito metà delle norme dall’Anm e l’altra metà dal Csm che è costituito da magistrati delle correnti dell’Anm. C’è stata una resa della politica alla magistratura. Noi invece abbiamo fatto in modo che il Parlamento facesse le sue scelte autonomamente, e per questo avevamo l’Anm e il Csm contrari».
Si sente sconfitto?
«La penso come Berlusconi, non è finita qua. Prima o poi si andrà a votare e vinceremo noi senza ombra di dubbio. Ne stanno facendo di tutti i colori. È difficile che resistano oltre il 2009. E allora riprenderemo le nostre riforme.»
Vorrà tornare a fare il ministro di Giustizia?
«Questa possibilità la ritengo una sciagura. Mastella ha tutta la mia comprensione umana. Lui ha Di Pietro (Idv) sempre pronto a mordergli le gambe, io avevo Vietti (Udc). Ma politicamente lei sa che noi siamo a servizio dei nostri elettori e della Lega. Si vedrà».
Questa legislatura si gioca tutta al Senato, la Camera sembra inutile...
«La ricerca del testo si fa al Senato, alla Camera i provvedimenti arrivano blindati. Si è creata una situazione paradossale: il centro della vita politica è al Senato, ed è li che indubbiamente si creerà la crisi».
Voi avete avuto anche il presidente Ciampi che vi ha costretto a volte a rivedere le norme, crede che possa succedere adesso con Napolitano e le leggi del centrosinistra?
«Da giorni mi vado sgolando perché in questa riforma scritta dall’Anm viene uccisa l’autonomia dei magistrati. È un punto che definisco terrificante. Ci sono una serie di passaggi che considero incostituzionali, laddove i controlli di professionalità vengono fatti dal Csm che a sua volta è controllato dall’Anm. Napolitano non dovrebbe firmarla. L’avessimo scritto noi, e le assicuro che il punto è stato molto dibattuto, avremmo avuto lo stop del presidente della Repubblica».
Voterà si per le autorizzazioni all’uso delle famose intercettazioni, tre delle quali (per Grillo, Comincioli, La Torre) sono al Senato?
«Credo che difficilmente arriveranno in aula prima di settembre. La questione è talmente seria, e sono d’accordo con il presidente della Giunta al Senato, Domenico Nania, che non si può esaurire con una discussione superficiale e affrettata. Si tratta di affrontare un principio basilare della nostra Costituzione e che riguarda la separazione dei poteri».