«Castelli infuriato? Il nostro libro non attacca la Lega»

Neanche il tempo di archiviare la polemica Maroni-Saviano che si apre un nuovo fronte di scontro su Carroccio e ’ndrangheta, quello legato a Metastasi, il nuovo libro dei giornalisti di Libero Gianluigi Nuzzi e Claudio Antonelli (Chiarelettere). Un libro che ha scandalizzato la Lega e il viceministro alle Infrastrutture Roberto Castelli in particolare, che ha intravisto il suo profilo dietro Gamma, un politico leghista alle prime armi all’inizio degli anni ’90 che avrebbe avuto contatti con un superboss calabrese.
Nuzzi, il libro ha fatto infuriare il viceministro Castelli...
«Spiace che una scelta garantista qual è stata la nostra non sia stata compresa. Noi siamo stati sollecitati da più parti a svelare i nomi coperti da segreto fatti dal pentito Di Bella. E non li abbiamo resi noti - se non nella prima copia del libro consegnata alla magistratura - proprio perché siamo garantisti, non forcaioli. Se avessimo fatto i nomi avremmo dato in pasto alla macchina del fango carriere, persone. Invece abbiamo coperto i nomi con lettere dell’alfabeto greco. È sorprendente che una scelta garantista venga interpretata come pavida. Si grida tanto alla violazione del segreto istruttorio, noi facciamo il contrario e ci attaccano. Cosa si vuole, allora, il silenzio?».
L’onorevole Castelli vi ha accusato di giocare con le allusioni....
«Nessuna allusione. Abbiamo fatto il nostro lavoro di cronisti e abbiamo trovato notizie incredibili: un pentito che ha fatto arrestare circa 200 persone e che sinora è stato ritenuto attendibile ci ha raccontato cose clamorose. Noi abbiamo fatto il nostro dovere di raccontarle, proteggendo però le persone coinvolte, che peraltro non sono neanche indagate. Più garantisti di così!».
Prima Saviano a Vieni via con me, ora voi con Metastasi: chiamare in causa la Lega per rapporti con la ’ndrangheta va di moda?
«Il nostro non è un libro sui rapporti Lega-’ndrangheta. E l’affermazione di Saviano sul Carroccio interlocutore privilegiato della ’ndrangheta ci fa ridere. Nono esistono interlocutori privilegiati, la ’ndrangheta cerca i soldi e chi può procurarglieli. Nel nostro libro noi non enunciamo teoremi ma raccontiamo fatti, fatti che riguardano specifiche persone che abbiamo tutelato».