Castelli: «Le nuove leggi non ci bastano»

«È nelle acque dell’Islam moderato che nuota il fondamentalismo terrorista»

Massimiliano Scafi

da Roma

No, non basta. Il pacchetto Pisanu antiterrorismo, sostiene Roberto Castelli, non sarà certo «un pacco», come scrive la Padania, però somiglia tanto a una scatola vuota. Quelle misure, dice, non sono sufficienti: «Per quanto riguarda il ministero della Giustizia, io non mi fermerò alle proposte avanzate in Parlamento dal ministro Pisanu, ma ho intenzione di affrontare un ventaglio di provvedimenti più ampio e pregnante». Serve di più, insiste il Guardasigilli, e di più incisivo: «Annuncio che convocherò i quattro saggi o comunque un tavolo della Casa delle libertà per esaminare la questione e non escludo che queste proposte siano presentate in via preventiva anche all’opposizione. Su certi argomenti non si può agire a colpi di maggioranza, andremo alla ricerca di soluzioni parlamentari condivise».
E nel governo si apre così un problema politico: la Lega non è d’accordo con Pisanu, vuole interventi più netti, e Castelli si sente scavalcato. Bisogna, spiega a Bruxelles, a margine del Consiglio Ue sulla giustizia, «andare oltre» il piano del Viminale. Come? «Ad esempio - afferma il Guardasigilli - ho sentito dire che almeno in Europa l’integralismo islamico è minoritario. Questo è vero, è vero che sono pochi, però nuotano in un’acqua abbastanza vasta, costituita dagli ambienti islamici moderati. Occorre prosciugare quell’acqua, come fu fatto per le Brigate Rosse, solo che stavolta appare impossibili perché la politica degli Stati europei è stata di grande apertura. Ci sono oggi molti cittadini islamici che vivono nei nostri Paesi a buon diritto». Quello che resta da fare quindi è «controllare la clandestinità e soprattutto la diffusione di idee che rappresentano istigazioni a delinquere e apologia di reato». Se dunque Pisanu intende dialogare con i musulmani moderati, Castelli chiede invece un giro di vite nelle moschee e nelle comunità.
Quanto all’Europa, «deve prendere decisioni specifiche nella lotta al terrorismo». Castelli però sulle capacità operative dell’Unione sembra piuttosto scettico. «Il mandato d’arresto europeo in questo settore non si è dimostrato uno strumento efficace. In Italia su cento provvedimenti emessi solo uno riguarda un terrorista di matrice islamica. Sui 35 ricevuti, nessuno». Il ministro, polemico da sempre sul mandato europeo, ne approfitta per lanciare un altro attacco agli organismi comunitari: «L’Europa è un sogno ma spesso ci si sveglia in un incubo. L’abbiamo detto tante volte. L’Unione andava bene in un mondo ideale dove tutti sono democratici e accettano i valori europei dei diritti e del rispetto. Ma noi viviamo in un mondo in cui homo hominis lupus. L’Europa si è dimostrata inadeguata e gli Stati sono costretti a rinchiudersi su se stessi».
Che si può fare, allora? «L'Italia - risponde il ministro - è orientata ad approvare il più rapidamente possibile la decisione quadro per la conservazione dei dati delle comunicazioni telefoniche e via internet». Questo è uno «strumento fondamentale» per la lotta al terrorismo. Su questa materia però «ci sono stati dei problemi». Il primo è «la necessità di coniugare la lotta al terrorismo con la difesa dei diritti fondamentali e quindi della privacy dei cittadini». Il secondo riguarda i costi, «le molte decine di milioni di euro di investimenti che dovrebbero essere messi in atto dai gestori semplicemente per attrezzarsi per poter controllare le telefonate senza risposta». Anche per internet «vi sono spese notevoli, per poter mantenere i dati del traffico». Ma, conclude Castelli, «di fronte a una minaccia tanto grave, quei soldi bisognerà trovarli».