Castelli: ora procura «ad hoc» col contributo dell’opposizione

A capo un magistrato con almeno dieci anni di carriera da pm

da Roma

«Sono molto soddisfatto, tutti i principi sono stati accolti». Il ministro della Giustizia Roberto Castelli ha viste riconosciute dal Consiglio dei ministri praticamente tutte le proposte che la Lega aveva avanzato, con l’esclusione della misura più estrema, l’eventuale sospensione del trattato di Schengen. Si è chiuso così in pieno accordo, con una ritrovata intesa tra Castelli e Pisanu, un consiglio dei ministri dove, oltre all’approvazione del pacchetto, è stato deciso di dare via libera a un disegno di legge per l’istituzione di una procura ad hoc sul terrorismo. Un disegno di legge fortemente voluto proprio da Castelli. Anche su questo fronte il Guardasigilli ha teso la mano all’opposizione: «Presenteremo un disegno di legge sulla procura nazionale con l’auspicio che il Parlamento lo approvi nel minor tempo possibile e siamo aperti a un confronto».
In un primo momento l’istituzione di una superprocura doveva essere inserita in un decreto legge, ma è stata poi scelta la strada del disegno di legge, spiega Castelli, «perché siamo venuti in possesso del pacchetto antiterrorismo presentato dalla sinistra. Nello spirito di accogliere il contributo dell’opposizione abbiamo ritenuto che sarebbe stato un atto di imperio fare un decreto legge». È stato anzi tolto, nei dodici articoli che costituiscono il disegno di legge, il rafforzativo «super»: sarà invece una procura «ad hoc», con compiti specifici e con una sua dirigenza. A capo ci sarà un procuratore nazionale che coordina a livello centrale le indagini condotte dai magistrati delle direzioni distrettuali antiterrorismo che verranno istituite nelle procure dei distretti di Corte D’Appello. Può diventare procuratore nazionale di questa superprocura, che non verrà accorpata a quella antimafia, un magistrato con requisiti di anzianità e competenza che abbia «svolto, anche non continuativamente, per un periodo non inferiore ai dieci anni, funzioni di pubblico ministero». Se qualcuno può pensare all’ex pm della procura di Milano Stefano D’Ambruoso, il diretto interessato precisa invece: «Non ho i requisiti. I nomi di Caselli e Grasso sono quelli adeguati».
Per quanto riguarda il decreto legge, il ministro leghista ha illustrato quella che fino agli ultimi giorni era stata la proposta più in forse tra quelle leghiste: il prelievo forzoso di capelli o saliva per la determinazione del Dna. Un progetto, chiarisce il Guardasigilli, che «va nella direzione di creare, con la collaborazione di altri Stati coinvolti nella lotta al terrorismo, i prodromi per una grande banca del Dna». La procedura sarà «non invasiva» e «rispettosa dei diritti umani».
Il testo è stato approvato con consenso di tutti i ministri e con tempi «ridotti al minimo», risponde Castelli alle accuse di lentezza di una parte dell’opposizione: «E dico che molto difficilmente si poteva arrivare a un risultato più efficace». Non era facile, chiarisce, «perché si tratta di questioni border line che riguardano i diritti fondamentali dei cittadini».