Castelli: il Parlamento ha vinto contro la lobby delle toghe

Il Guardasigilli dopo l’approvazione della riforma in Senato: «Abbiamo deciso malgrado i veti. Ma quattro anni sono troppi, avrebbe già dovuto essere operativa»

da Milano
Ministro Roberto Castelli, dopo quattro anni di discussioni e polemiche, il Senato ha approvato la nuova legge sull’ordinamento giudiziario. È soddisfatto?
«Sì. Ma con moderazione. La legge è passata al Senato, ora ci aspetta la Camera. Se anche lì il testo sarà approvato, allora potremo trarre una considerazione importante: il Parlamento ha deciso nonostante il veto della magistratura».
Era questa la posta in palio?
«Al di là di tutto sì: il Parlamento potrebbe vincere contro i poteri forti».
I poteri forti?
«La magistratura. Non era mai successo, da trent’anni a questa parte. Per la prima volta, il Parlamento è andato avanti per la sua strada, anche se i giudici si erano messi di traverso. Diciamola tutta: per la prima volta una maggioranza, democraticamente eletta, è riuscita ad elaborare, sia pure con molta fatica, una sua politica giudiziaria. Non è poco».
Lei, nei giorni scorsi, sembrava però temere di più i franchi tiratori della maggioranza.
«Infatti dobbiamo fare autocritica».
Chi?
«Tutta la Casa delle libertà. Ci sono voluti quattro anni per portare a casa il testo e non è ancora finita. È paradossale, cinque anni dovrebbero bastare non solo per approvare la legge ma anche i decreti delegati che la rendono operativa sul campo».
Con chi ce l’ha nella sua coalizione?
«Non faccio graduatorie. Dobbiamo riflettere tutti».
I magistrati le loro riflessioni le hanno già fatte: Fabio Roia, leader moderato di Unicost a Milano, dice che lei è riuscito nella difficile impresa di compattare tutta la magistratura contro il Governo.
«E dov’è il problema? La sfida per il primato del legislativo veniva prima di tutto».
L’Associazione nazionale magistrati sostiene che questa legge indebolisce la magistratura.
«L’Anm ha ragione se consideriamo il punto politico centrale: il potere di veto che la magistratura ha sempre avuto sul Parlamento».
Il vicepresidente del Csm Virginio Rognoni aggiunge che i richiami di Ciampi sono stati elusi.
«Con tutto il rispetto, Rognoni non mi risulta stia alla Corte costituzionale».
È preoccupato per lo sciopero dei magistrati?
«Un episodio come un altro. Tre scioperi o quattro, cosa cambia?».
C’era davvero bisogno di questa legge?
«Sì, per avere una magistratura più moderna e responsabile».
Perché?
«Con questa legge finisce l’anarchia per cui un procuratore fa quello che vuole; con questa legge entreranno in magistratura non i ragazzini ma solo le persone che hanno già vinto un altro concorso e sono già al servizio dello Stato; con questa legge introduciamo i manager e i magistrati non dovranno più impazzire per le biro, le fotocopie e quant’altro; con questa legge i magistrati più bravi e preparati faranno carriera più rapidamente».
Ma allora perché i magistrati ce l’hanno tanto con il nuovo ordinamento giudiziario?
«L’ho già accennato. È un problema politico, abbiamo eliminato questa specie di diarchia. E poi i magistrati, non tutti per carità, temono la meritocrazia. Oggi nella magistratura convivono giudici stakanovisti, che stanno in ufficio 12 ore al giorno e sette giorni alla settimana, e altri che lavorano poco. Finora facevano tutti carriera allo stesso modo, ora questa anomalia cesserà. A qualcuno questo non sta bene e allora si spara ad alzo zero sul testo, tanto non l’ha letto nessuno. Chi ha esaminato, per fare un esempio, l’importante capitolo sulle incompatibilità?».
Parenti in potenziale conflitto di interessi che lavorano nello steso palazzo di giustizia?
«Esatto. Elimineremo le incompatibilità fra padri e figli, mariti e mogli, tante altre ancora».
La legge prevede anche la norma cosiddetta anti Caselli. Giancarlo Caselli non potrà ambire alla carica di Procuratore nazionale antimafia.
«Io non avevo previsto questa norma. È stata introdotta in Parlamento. Ne prendo atto».
Dopo l’ordinamento toccherà alla Cirielli?
«Non mi pare che nella maggioranza ci sia tutta questa unanimità di vedute. Staremo a vedere».
Le altre riforme in cantiere che fine hanno fatto?
«Ormai siamo agli sgoccioli. Approveremo ancora una o due leggi prima della pausa estiva. Io vorrei anche presentare il lavoro della commissione Dalia che ha restaurato il Codice di procedura penale».
A proposito, che fine ha fatto il nuovo codice penale scritto dalla Commissione Nordio?
«È arrivato in Preconsiglio dei ministri e lì si è bloccato».
Il motivo?
«Sto cercando di capirlo. Vorrei spingere avanti il codice Nordio, portarlo al Consiglio dei ministri e poi in Parlamento».