Castelli passa alla moviola le procure coinvolte

A Roma ascoltati Galliani, Ancelotti, Mancini e Collina Oggi vertice a Napoli

Marcello Di Dio

da Roma

Nella bufera che sta investendo il mondo del calcio interviene in maniera decisa anche il ministro della Giustizia Roberto Castelli. Il Guardasigilli ha ordinato ispezioni a Pinerolo, a Massa Carrara e alla Procura di Torino, dopo aver ricevuto il 12 maggio scorso la documentazione trasmessa dalla Procura di Napoli e dopo gli articoli dei quotidiani sulle intercettazioni su Moggi. Nel mirino le vicende riconducibili al Procuratore della Repubblica di Pinerolo Giuseppe Marabotto, e al giudice del tribunale di Massa Carrara Cosimo Ferri, anche componente della commissione vertenze della Federcalcio.
Sotto la lente di ingrandimento sono finiti i colloqui tra Moggi e Marabotto. In uno emerge anche la partecipazione di un dirigente del ministero, al quale Moggi, sollecitato da Marabotto, offriva «ospitalità» per le partite della Juve, nella prospettiva, esplicitamente evocata, di una benevola attenzione ispettiva. In un altro, invece, Marabotto parla con l’ex dirigente bianconero delle indagini pendenti presso la Procura di Napoli, del cui contenuto si mostra a conoscenza, invitandolo «a stare tranquillo». «La mia era solo una telefonata assolutamente scherzosa - reagisce stupito il procuratore - con la quale presentavo Moggi a un ispettore ministeriale, tifoso juventino sfegatato, venuto a Pinerolo per controllare la trasmissione dei dati informatici, non certo per esaminare il mio operato. Si è perso il senso della misura».
Gli ispettori dovranno esaminare anche i brani delle conversazioni che il giudice Cosimo Ferri avrebbe avuto con il presidente della Lazio Lotito, e con il vice presidente della Figc Mazzini, entrambi indagati dalla Procura di Napoli, in cui sembra farsi implicito riferimento al cosiddetto sistema dei favori arbitrali. Inoltre gli ispettori del ministero della Giustizia dovranno valutare un presunto «condizionamento ambientale» della Procura di Torino, legato alla presenza nell’ufficio del procuratore Maurizio Laudi, giudice sportivo della Figc. In difesa di Maddalena, Laudi e Ferri interviene il segretario di Magistratura Indipendente, Patrono: «Sono insinuazioni pretestuose, si tratta di tre magistrati stimati. Sono sicuro che siano estranei a comportamenti irregolari».
E in attesa del vertice odierno a Napoli tra i pm delle procure partenopea, romana e torinese per tirare le prime somme sull’inchiesta, prosegue il via vai di protagonisti eccellenti nella sede del reparto operativo dei carabinieri di Roma. Ieri davanti ai pm di Napoli Beatrice e Narducci (presente anche il procuratore distrettuale della Dda Franco Roberti) sono comparsi, come persone informate dei fatti, il presidente della Lega Galliani, gli allenatori Ancelotti e Mancini e l’ex arbitro Collina. Secondo quanto appreso, i magistrati avrebbero ricevuto dalle audizioni «importanti riscontri» a 24 ore dal faccia a faccia con Luciano Moggi. Galliani, a proposito dei rapporti tra Milan e Juve, avrebbe parlato di alleanza nel Palazzo per la questione dei diritti tv e fronteggiare la concorrenza di altre società. Inoltre avrebbe precisato che Leonardo Meani, dirigente del Milan addetto agli arbitri, indagato nell’inchiesta napoletana, avrebbe avuto un ruolo marginale all’interno della società. E a una domanda dei cronisti circa la possibilità di sue dimissioni da numero uno della Lega, ha risposto: «Non sono imputato, perché dovrei dimettermi?».
Ancelotti avrebbe detto di ricordare vagamente la conversazione con Meani, raccontata dal dirigente rossonero in un colloquio con Collina. In quella conversazione, il tecnico allora alla Juve parlò del fatto che Moggi ogni giovedì conosceva già in anticipo l’esito dei sorteggi arbitrali, ma anche in ordine alla fase finale del campionato 1999-2000 che, secondo Meani, era stato organizzato per favorire la vittoria dei bianconeri. Nella deposizione di Mancini ci sarebbe stato più che altro un atto d’accusa fatto dall’allenatore dell’Inter contro i mass media che sarebbero stati controllati da Moggi. Una sorta di «parte dell’ingranaggio» che poteva funzionare in favore o contro arbitri e giocatori. Il colloquio con l’ex arbitro Collina invece, sarebbe stato tutto orientato invece ad appurare quanto il cosiddetto «sistema Moggi» fosse in grado di condizionare le decisioni di molti suoi colleghi.