Castelli: «Il porto d’armi? Un falso problema»

Il ministro della Giustizia: «Vicino casa mia c’è un giovane che ha accoltellato la nonna: aboliamo i coltelli? La società è troppo violenta»

da Bogogno

«La questione non è nelle armi. Vicino casa mia un giovane ha ucciso la nonna a coltellate. Che facciamo, aboliamo i coltelli»? Lo ha detto il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, interpellato al Senato sulla strage di Bogogno e sulla polemica relativa alle licenze troppo «facili» per il porto d’armi. «La questione - ha aggiunto il Guardasigilli - è che stiamo andando avanti verso una società che presenta dei preoccupanti sintomi di violenza. Questo era un cacciatore. Non criminalizziamo, per favore, i cacciatori».
Dichiarazioni preoccupate, quelle del ministro, che cercano però di non «demonizzare» una categoria contro la quale è stato subito, in effetti, puntato il dito, almeno da parte di alcuni, fra cui la Lega per l’abolizione della caccia: «Sono 700mila i cacciatori italiani con regolare porto d’armi - sottolinea l’associazione - e, solo nella stagione venatoria 2001/2002, a causa di incidenti sono morte ben 47 persone, mentre altre 66 hanno riportato gravi ferite d’arma da fuoco». Secondo la Lac sarebbe poi incalcolabile il numero di morti e feriti per liti familiari, omicidi intenzionali premeditati, suicidi ed incidenti domestici. Un allarme, quindi, per un presunto «far west legislativo» per quanto riguarda il possesso di armi nel nostro Paese.
L’argomento è già stato preso in considerazione dalla maggioranza, come ha fatto notare ieri il senatore di Alleanza nazionale, Riccardo De Corato: «Al Senato è già stata chiesta la sede deliberante per il disegno di legge sulla detenzione di armi - ha sottolineato l’esponente di An - e, nei prossimi giorni, potrebbe arrivare la risposta per accelerare i tempi di approvazione». Il senatore è il primo firmatario di un ddl restrittivo in materia, ora all’esame della Commissione affari costituzionali, che, spiega, De Corato, «prevede che per detenere armi occorra un tesserino della Prefettura e un certificato medico annuale rilasciato da una commissione costituita presso la Asl e composta da tre medici, uno dei quali specialista in malattie neuropsichiatriche, che escluda disturbi mentali e confermi il possesso dei requisiti visivi e auditivi richiesti per il rilascio della patente di guida». Più controlli, quindi, ma anche l’obbligo di rinnovo annuale della licenza.
La questione è fortemente sentita in Parlamento: tanto che, in Aula, sono in attesa altre quattro iniziative legislative per rendere più rigorose ed efficienti le verifiche. Non basta più - è la tesi delle diverse proposte -, il semplice certificato medico: occorre andare oltre per assicurare un controllo più puntuale sulle condizioni psichiche di chi possiede un’arma da fuoco.