Castelli: "Troppi enti interferiscono sul settore"

Bisogna adeguare i porti alle esigenze del diporto risolvendo
il problema della burocrazia. "Occorre la certezza delle leggi". Tajani: "Sottoporrò
al Commissario Ue Semeta
la questione fiscale. C’è
ancora molto da fare"
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Competitività, sostenibilità ambientale e federalismo demaniale. Ha mantenuto le sue promesse Ucina-Confindustria Nautica, e ha portato al Salone di Genova tutta l’attualità più calda per l’economia del settore. Nei tre convegni istituzionali della manifestazione si sono infatti confrontati con schiettezza imprenditori e politici di primo piano, in una lettura anticipata dell’anno che verrà per il diportismo italiano ed europeo. Se il valore economico del comparto a livello nazionale è ormai fuori discussione, bisogna infatti ancora lavorare molto per sviluppare tutte le potenzialità del sistema. E l’impianto normativo-burocratico è chiamato a fare la sua parte. «È una questione di natura culturale - ha spiegato il viceministro ai Trasporti, Roberto Castelli, nel corso della tavola rotonda “Dall'Italia all’Europa, le politiche per la competitività” - Dobbiamo capire che cosa vogliamo fare in termini ambientali, perché oggi, qualsiasi cosa si tocchi, sembra che debba essere sempre e necessariamente devastante per l’ambiente. Dobbiamo adeguare i porti italiani alle esigenze della nautica da diporto, è necessario concentrarsi più che sulla certezza del diritto su una certezza nell’interpretazione delle leggi e bisogna risolvere il problema della burocrazia perché oggi ci sono troppi enti che interferiscono sulla già complessa materia». È vivo, insomma, il dialogo tra la politica e il settore che, stando alla ricerca commissionata da Ucina al Certet dell’Università Bocconi di Milano e presentata proprio al Salone Nautico, è attivo, ha un impatto socioeconomico diretto e importante laddove opera e ha dimostrato di saper investire anche in piena crisi economica mettendo mano al portafoglio. «La diminuzione degli occupati è stata insignificante rispetto al calo del fatturato registrato - è il parere del professor Bruno Villois, responsabile della ricerca realizzata su un campione di aziende che vale il 58% del Pil della nautica - Il comparto è sano, vuole lavorare ed esportare, e impiega lavoratori di alto livello, pagandoli anche in maniera adeguata. Si evidenzia solo il bisogno di una riduzione dell’indebitamento». Un forte aiuto in questo senso potrà sicuramente venire nei prossimi anni dalle nuove tecnologie ecocompatibili, protagoniste alla seconda conferenza del Salone «Dal presente al futuro. La nautica guarda avanti». Sono già molti infatti i cantieri ad aver messo a punto yacht a basso impatto ambientale dotati di motori a idrogeno, propulsioni ibride con nuovi diesel a basse emissioni inquinanti, forme di carene ed eliche ad elevata efficienza. E Ucina ha deciso di scommettere su di loro, come punte di diamante della produzione di domani. D’altronde anche nei confronti dell’Europa la carta dell’innovazione è diventata strategica: «Non si può più vincere se non si punta sulla qualità e in questo la nautica è fortemente competitiva - ha confermato Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione Ue con delega all’Industria - Bisogna poi anche incrementare il turismo costiero, nel pieno rispetto della natura». Intervenendo lunedì scorso al Salone, Tajani ha approfondito pure nel dettaglio alcuni aspetti normativi: «Vogliamo fare in modo che tutto sia più verde per difendere l’ambiente marittimo - ha aggiunto - ma è mia intenzione che la prossima revisione della direttiva in merito non si occupi di emissioni e si concentri piuttosto su altri elementi inquinanti, dando alle imprese nautiche, che sono generalmente Pmi, tre anni più tre di moratoria per adeguarsi». Raccogliendo le istanze del comparto in materia di competitività e uniformità fiscale nell’Unione, infine, il Commissario europeo ha assicurato che se ne farà portavoce con il collega competente Algirdas Gediminas Semeta, per l’avvio di un tavolo tecnico con le associazioni di categoria. Sul tema della fiscalità, d’altronde, c’è ancora molto da fare, come ha ricordato Anton Francesco Albertoni, presidente di Ucina-Confindustria Nautica, rilevando per esempio che le sole zone d’ombra sul leasing nautico hanno interrotto un significativo gettito per le casse dell’erario, pari a 800 milioni di euro nel quinquennio tra il 2003 e 2007.