Castelli: «Visco il vampiro vuole i soldi dagli Ordini»

«Ma quale presunta liberalizzazione, è solo una pesante stangata»

Antonio Signorini

da Roma

Roberto Castelli, presidente dei senatori della Lega Nord. Il suo partito è contrario alle liberalizzazioni?
«Quello del governo è stato un provvedimento costruito con abilità, nel senso che ha raggiunto un risultato mediatico. È diventato il decreto sulle liberalizzazioni mentre è una stangata pesantissima. Hanno costruito una parte fiscale classicamente vischiana e poi hanno depistato tutti prendendosela con le categorie più deboli come i tassisti. Si sono vendicati con chi non li vota».
Cosa non va nella parte fiscale?
«Visco ha esagerato. Non so se per incapacità o per volontà di imbrogliare le carte, ha sbagliato la valutazione dell’impatto dell’Iva sugli immobili. E non di poco, da 480 milioni a 30 miliardi di euro. Poi ha tassato la Nutella. Senza contare quella norma ridicola sui pagamenti sopra 99 euro che andranno fatti con assegni, carte di pagamento o bonifici. Una sciocchezza e una norma vessatoria: una vecchietta per pagare il dentista si dovrà procurare una carta di credito».
Che rischi vede nelle norme che riguardano i professionisti?
«Alcune hanno effetti paradossali: un muratore, senza nulla togliere a questo mestiere, potrà possedere uno studio legale».
L’obiezione, visto che lei è stato ministro della Giustizia, è che almeno l’Unione un accenno di riforma delle professioni l’ha fatto...
«Che ci sia bisogno di una riforma è evidente. Però noi nella precedente legislatura lavorammo in modo serio e bipartisan. Ora stiamo cercando di continuare. C’è un mio disegno di legge presentato venerdì che è il frutto di una consultazione articolata con le categorie. Sarebbe facile avere una riforma seria, invece è passato un pasticcio, con articoli vaghi e confusionari. Mi meraviglio che il presidente della Repubblica abbia firmato il decreto».
Anche lei critica la mancanza concertazione?
«Recentemente mi sono sadicamente divertito a un convegno delle Camere penali. Mi hanno detto che quando Bersani ha varato le liberalizzazioni, loro erano al ministero della Giustizia. Mastella gli stava assicurando che, per quanto riguarda la riforma delle professioni, l’Unione sarebbe partita dal testo del precedente governo. Un episodio che la dice lunga su cosa significhi concertazione per il governo».
Si dice che le nuove norme possano premiare i più capaci. Penso alla pubblicità per gli avvocati...
«Ma se lei ha una grana giudiziaria, l’avvocato se lo trova sul giornale o chiede consiglio a persone competenti? In realtà io credo che la pubblicità sia legata alla class action. C’è un combinato disposto tra le due cose. Se gli avvocati vengono pagati secondo il principio della quota-lite, cioè su una percentuale di quanto riesce ad incassare il cliente che vince una causa, diventa importantissima la pubblicità. Attraverso annunci pubblicitari un avvocato può far sapere ai cittadini che sta avviando una class action. Un meccanismo che negli Usa ha dato vita a parcelle di miliardi di dollari. Secondo noi c’è un disegno perverso dietro questo meccanismo».
Quale?
«A noi questo pare un primo passaggio per sferrare un attacco ai professionisti. O meglio alle loro casse. Visco il vampiro ha capito che c’è molta carne e molto sangue da succhiare. Se riesce a mettere mano alle casse dei professionisti può quasi fare una Finanziaria...».
Pensa a una patrimoniale?
«Una patrimoniale farebbe arrabbiare tutti. Ma se si colpissero solo i professionisti, il governo potrebbe trovarsi di fronte a un patrimonio di qualche decina di miliardi di euro. L’obiettivo secondo noi è questo, anche perché le nuove norme sugli avvocati non spostano nulla da un punto di vista della competitività».