La Castro che sposa i gay e la cinesina finita al rogo

Ha preso di petto lo zio Fidel e lui, che già è così rosso che più rosso non si può, è arrossito di colpo. Mariela Castro, ha 44 anni, tre matrimoni alle spalle, l’ultimo con un fotografo italiano, e la rivoluzione nel sangue. È la terza dei quattro figli di Raul Castro, fa la psicologa e dirige il Cenesex, che sembra un cinemino a luci rosse ma che è invece il Centro nazionale di educazione sessuale, una piccola Cuba dentro Cuba. Perché è da qui che ha scatenato la sua piccola rivoluzione. Ha proposto una legge che autorizza le operazioni per cambiare sesso, si batte per i diritti degli omosessuali, soprattutto quelli arruolati nell’esercito dove essere gay è reato. Strappa applausi quando dice: «Il sesso non serve solo per fare figli», ma zio Fidel, ex allievo dei gesuiti, omofobico e conservatore come il suo regime, non ha preso ancora posizione. Sul sesso, sapete com’è, è sempre stato un po’ rigido... Cuba non è il solo regime comunista a combattere il sesso come nemico. Zhou Weihui, 30 anni, figlia di un alto ufficiale dell’Esercito di liberazione popolare, ha fatto di tutto nella vita, barista, percussionista, grafica pubblicitaria, attrice. Poi è diventata la più famosa scrittrice della Cina grazie a un libro solo, il suo quinto, Shanghai Baby, tutto sesso, droga e rock ’n’roll, ma anche critica sociale di una società sempre in bilico tra capitalismo e comunismo, libertà e repressione. Morale: il libro bollato come «decadente, depravato e schiavo di una cultura straniera» è stato vietato in Cina, le 110mila copie già distribuite ritirate dalle librerie e bruciate in piazza come ai tempi di Hitler. «E quando in Cina il governo è contro di te non puoi far niente» sospira Zhou. Grazie alla censura comunque il libro è stato tradotto in più di quaranta lingue. Una più eccitante dell’altra...