Castro a Obama: "Non più bastone e carota"

L'ex lider maximo spera che gli Usa tolgano l'embargo. Per questo tenta di rilanciare il dialogo ma avverte il presidente eletto: "I diritti sovrani del nostro popolo non sono trattabili". Poi critica Hillary Clinton

Milano - Non è più il leader incontrastato di Cuba ma ci tiene lo stesso a far sentire la propria voce. Suo fratello Raul cerca di tenere in piedi il Paese, accennando a timide "liberalizzazioni" (via libera all'acquisto di forni a microonde, condizionatori e pc). Lui invece discetta di politica internazionale. Del resto, si sa, la classe non è acqua. Quando gli americani stavano per andare a votare Fidel Castro aveva dichiarato, candidamente, di fare il tifo per Obama. Di lui disse: "E' più intelligente e preparato". Poi, subito dopo la vittoria del senatore di colore ne prese le distanze con una frase che lasciò il segno: "Non è detto che le cose cambino tra noi e gli Usa. Restano sempre dei guerrafondai". Oggi l'ex lider maximo prova a riaprire il dialogo con Obama. Anche se - puntualizza - la musica deve cambiare.

Non più bastone e carota Cuba "può parlare con Obama dovunque lui voglia", ma "bisogna ricordargli che la teoria del bastone e la carota non funzionerà con noi". Castro l'ha scritto in un articolo pubblicato sul sito Cubadebate intitolato "Navigare contro la tempesta".

Sempre gli stessi toni "L’impero deve sapere - tuona nel suo intervento l'ex leader della revolucion - che la nostra patria può pure essere ridotta in polvere, ma i diritti sovrani del popolo cubano non sono trattabili". Seguendo i consigli del fratello il presidente Raul Castro ha fatto sapere di essere disposto a incontrare Obama "in un posto neutrale" per cercare di risolvere il conflitto fra i due paesi. In campagna elettorale Obama si era detto disponibile alla ripresa del dialogo. Manterrà ora quella promessa? E in che modo? Di certo la sua apertura non potrà equivalere a una "resa" sui valori. Dialogo sì, quindi, ma senza smettere di denunciare la palese violazione della libertà perpetrata da decenni sull'isola caraibica.

Perché Obama ha vinto Fidel Castro non si limita ad auspicare il rilancio del dialogo con gli Usa. Accenna pure un'analisi politica tentando di spiegare quelle che, a suo parere, sono le ragioni che hanno portato Obama al trionfo. "Non avrebbe vinto senza crisi economica, tv e Internet. Non è sicuramente Abraham Lincoln - aggiunge Fidel - né questo periodo corrisponde a quello, perché quella di oggi è una società di consumi, dove l’abitudine a risparmiare si è persa e quella a spendere si è moltiplicata".

"Sono ancora imperialisti" Nel ricordare le recenti prese di posizione del presidente neo eletto Castro prende atto che il riavvicinamento tra l’Avana e Washington non è per nulla scontato. Dall’impegno a mantenere l’embargo all’osservazione secondo cui "il denaro degli Stati Uniti deve fare sì che il popolo cubano sia meno dipendente dal regime castrista"; dalla rivendicazione dei valori Usa come "il massimo che possiamo esportare nel mondo" all’osservazione secondo cui "il nostro potere economico deve essere in grado di sostenere la nostra forza militare, la nostra influenza diplomatica e la nostra leadership globale". Fidel mastica amaro e commenta: sono sempre i soliti. Imperialisti.

Marea di illusioni L'ex lider maximo conclude la sua filippica con tono di sfida: "Qualcuno deve dare una risposta serena e calma, per navigare oggi contro la potente marea di illusioni che nell’opinione pubblica internazionale ha creato Obama".  

Siluro contro Hillary  Non manca una stoccata nei confronti di Hillary Clinton, l’ex first lady che Obama ha voluto con sé alla Casa Bianca come segretario di Stato. A Castro non va proprio giù questa nomina: Bill Clinton promulgò le leggi extra-territoriali Torricelli e Helms-Burton che confermarono e rafforzarono l’embargo contro Cuba. Il precedente, dunque, non promette nulla di buono per il regime dell'Avana. Anche se Obama potrebbe sparigliare le carte usando con maestria il bastone e la carota. Quella strategia che Fidel ha detto di non volere per il suo Paese. Ma era sincero Castro? O ha semplicemente usato la vecchia tecnica politica di "dire a suocera perché nuora intenda"? Tra poco ne sapremo di più.