Castro regala a Bertone i sigari per don Gallo

Il cardinale porta in dono due preti genovesi per la Diocesi di Santa Clara

Francesco Gambaro

Ha portato a Fidel Castro la benedizione speciale di Papa Ratzinger e i doverosi saluti del compagno Burlando, l'arcivescovo di Genova Tarcisio Bertone nel corso della visita pastorale compiuta a Cuba per il 70 anniversario delle relazioni tra Avana e Santa Sede. L'arcivescovo si era recato nell'isola caraibica per offrire in «fidei donum» i sacerdoti genovesi don Marino Poggi e don Federico Tavella alla diocesi di Santa Clara, dove i due preti svolgeranno la loro azione pastorale per tre anni. Nel corso della trasferta cubana, dal 3 all'11 ottobre, Bertone è stato ricevuto per quasi due ore dal líder maximo nel Palazzo delle Convenzioni insieme al nunzio pontificio, al vescovo di Santa Clara e al segretario don Stefano.
All’ordine del giorno non i diritti civili, ma il probelma del turismo sessuale. Ma non solo. «Abbiamo parlato di una possibile collaborazione in futuro tra Genova e Cuba nel campo del consumo energetico e della medicina», rivela l'arcivescovo di Genova. Che aggiunge: «Non è escluso che nei prossimi anni alcuni medici cubani possano specializzarsi con borse di studio all'ospedale Gaslini». Ma l'interesse di Fidel Castro l'altro giorno era tutto per papa Benedetto XVI, che al presidente di Cuba - ha confidato Bertone - «piace molto perché ha il volto di un angelo. Guardandolo ho capito che è una brava persona». Al punto che il leader cubano ha chiesto all'arcivescovo Bertone di invitare ufficialmente Papa Ratzinger nell'isola. «Ma io gli ho risposto con le parole di papa Benedetto: “Ricordatevi che sono stato eletto a 78 anni, non a 58”». Bertone ha regalato a Castro un'immagine d'argento con il volto di papa Giovanni Paolo II, ricevendo in cambio un dipinto olio su tela, una confezione con 100 sigari Avana e bottiglie di rhum. «Castro però mi ha consigliato di offrire i sigari ai miei nemici, - racconta Bertone - e non agli amici. Lui, infatti, non fuma più». Don Gallo si frega già le mani.