Castro teme i dissidenti Arrestati 22 oppositori

Volevano manifestare per i prigionieri politici davanti all’ambasciata francese. Liberata l’economista Roque

Roberto Fabbri

Ventidue passi indietro e tre avanti. Il regime castrista ha arrestato venerdì un folto gruppo di dissidenti intenzionati a manifestare davanti all’ambasciata francese all’Avana, e ieri ne ha rilasciati tre, tutte donne tra le quali l’economista Marta Beatriz Roque, uno dei volti più noti dell’opposizione democratica clandestina. Si tratta del colpo più duro inferto dal governo comunista cubano alla dissidenza interna dopo quello del marzo di due anni fa, quando furono arrestate e poi condannate a pesanti pene detentive per motivi di opinione ben 75 persone.
I ventidue attivisti imprigionati venerdì appartengono tutti al gruppo denominato Assemblea per promuovere la società civile (Apsc), del quale la cinquantanovenne Roque è la leader. La coraggiosa economista, condannata nel 2003 a vent’anni di carcere per «reati contro la sicurezza dello Stato» e in seguito liberata per ragioni di salute (è diabetica), aveva organizzato una manifestazione di oppositori del regime davanti all’ambasciata francese per protestare contro l’attuale linea concessiva dell’Ue nei confronti del governo cubano e per chiedere un intervento a favore dei prigionieri politici. Ma la polizia, evidentemente messa per tempo sull’avviso, si è presentata davanti alle abitazioni dei dissidenti che si accingevano a uscire e li ha arrestati. Contemporaneamente, secondo un copione tipico dei regimi comunisti, sostenitori del governo si sono recati “spontaneamente” a insultare e minacciare i dissidenti. Come già in altre occasioni, queste persone sono state trasportate con degli autobus nelle vicinanze delle residenze degli avversari del regime e si sono poi recati a piedi sotto le loro abitazioni urlando «Viva la Rivoluzione» e «Viva Fidel» e impedendo loro di fatto di uscire di casa.
È stato Elizardo Sanchez, uno dei più noti oppositori del potere comunista a Cuba, a rendere noto al mondo l’arresto dei ventidue e la successiva liberazione di Marta Beatriz Roque e di Yusimi Gil del «Movimento 13 luglio» e Maria de los Angeles Borrego del «Movimento figli della Vergine della Regola», entrambe legate all’Apsc. «Si tratta di detenzioni del tutto arbitrarie - ha denunciato Sanchez -, attuate senza fornire alcuna garanzia legale. Ai detenuti non è stata imputata alcuna accusa e non è stato loro permesso nemmeno di fare una telefonata alle loro famiglie, che non sanno dove siano finiti. È una flagrante violazione delle libertà di associazione e di dimostrazione pacifica».
Sanchez ha aggiunto che tra i 19 dissidenti ancora detenuti figurano altri due leader dell’Apsc: l’avvocato Rene Gomez Manzano e l’ingegner Felix Bonne. Nel giardino della casa di quest’ultimo, lo scorso 20 maggio, l’Apsc aveva organizzato, fatto senza precedenti nella Cuba di Fidel Castro, un incontro pubblico di attivisti della dissidenza per chiedere riforme democratiche.
La Francia, nei cui confronti era diretta la manifestazione ideata da Marta Beatriz Roque, ha ristabilito la scorsa settimana piene relazioni con L’Avana. L’occasione per porre fine alle restrizioni decise dopo gli arresti del marzo 2003 è stata fornita dalle celebrazioni per la festa nazionale del 14 luglio, per la quale sono stati invitati a Parigi esponenti del governo cubano: una mossa che ha deluso e irritato gli ambienti della dissidenza.
Il regime ha alzato la guardia negli ultimi mesi in seguito al diffuso malcontento per le continue carenze di energia elettrica. Sono state segnalate sporadiche proteste di piazza e scritte sui muri contro il regime, che risponde con misure di polizia e scatenando i «comitati di difesa della rivoluzione», appunto i “volontari” passati all’azione venerdì.
In Italia Carlos Carralero, presidente dell’Unione per le libertà a Cuba e rappresentante dei dissidenti cubani nel nostro Paese, ha detto che la nuova azione repressiva dimostra che Castro ha paura. «Il regime per la prima volta si è visto costretto a concedere l’autorizzazione a una riunione di dissidenti - ha detto Carralero riferendosi a un’iniziativa di alcune settimane fa - e quindi ora risponde con la repressione, muovendosi sulla difensiva: ma lo scopo è quello di sempre di intimidire l’opposizione». Carralero ha preannunciato una serie di iniziative e di mobilitazioni se il governo cubano non rilascerà al più presto i dissidenti arrestati.