Il Catalogo al Teatro Manzoni con Isabella Ferrari e Fantastichini

L’incomunicabilità e la solitudine, sono le due dimensioni in cui vivono i personaggi interpretati da Isabella Ferrari e Ennio Fantastichini nella commedia “Il catalogo” di Jean Claude Carrìere, approdato a Milano con la regia di Valerio Binasco. Una piece che aveva visto impegnati nel 1994 in Francia Fanny Ardant e Bernard Giraudeau che riscossero grande successo di pubblico e di critica. Ciò nonostante, la coppia Fantastichini Ferrari rappresenta un binomio perfetto essendo già affiatata, anche se messa alla prova un un testo ermetico dalle svariate interpretazioni. Un quesito che il pubblico potrà risolvere fino al 30 gennaio, perché poi lo spettacolo proseguirà la sua tournèe. Le musiche che accompagnano i dialoghi Jacques e Suzanne sono accompagnati dalle belle musiche di Arturo Annecchino e la regia di Valerio Binasco attrae lo spettatore e lo fa cadere in un rigolo di tranelli sentimentali ed esistenziale ai quali è difficile dare un nome. Coraggioso Angelo Tuminelli a produrre una commedia che gioca con l’impossibile e con l’assurdo, dove le nostre pretese di vita vengono mandate all’aria in una “realtà normale” ma che di normale non ha nulla oltre all’incomprensione eterna tra uomo e donna, un tema molto sentito anche agli inizi del Novecento. Tanto più tutto è fatale, tanto più tutto è imprevedibile, lo dimostra il fatto che i due protagonisti si aggrappano a una quotidianità senza scampo dove la realtà svela una “sottile prigione dell’anima”. La scena è fissa. Una stanza, un monolocale di proprietà di Jacques, giovane avvocato in carriera, noto bella Parigi bene come Don Giovanni, ma qui Parigi potrebbe anche essere una qualsiasi città italiana. Una sera entra nella sua abitazione uan giovane donna sembrerebbe slava che cerca un suo ex amico, ma che nonostante non abbia trovato la persona giusta decide di fermarsi supplicando lo scapolo d’oro e lo fa con una certa insistenza. Sistema i suoi abiti nell’armadio mentre questo esce per un appuntamento e anche per lavoro e senza sedurlo sessualmente si infila nel suo letto fingendo di leggere annunci di acse in affitto sul giornale e promettendo di andarsene quanto prima. Bugie si alternano a verità. Alla lunga l’avvocato, abituato a scrivere un catalogo vero e proprio di donne che frequenta, più di una centianio, dichaira di essersi innamorato di lei e dato che a volte non si ricorda se è stato più volte con la stessa persona addirittura scherzando dice di essere Ferrand, l’uomo che la donna dice di cercare e che un tempo era rimasta incinta, ma di quella creatura pare se ne sia disfatta a suo tempo. L’assurdo delle storie d’amore sta in quel “catalogo”, come in parecchi film della Nouvelel Vague francese, dove ci si accanisce per scoprire l’assurdo delle storie d’amore. Un mondo segreto e meraviglioso si intravvede dai gesti e dai dialoghi, ma è un mondo segreto, invisibile. Un gioco crudele o un gioco divino? L’amore è un Dio che si nutre delle nostre storie, delle nostre inutili fughe, dei nostri stratagemmi, dei nostri giochi e ci da in cambio la vera bellezza della vita. Il terribile dio-bambino dell’amore si è sicuramente molto divertito leggendo “Il catalogo”. Il famoso catalogo, per il quale l’avvocato senza memoria è costretto a segnare dati, nomi e volti delle sue conquiste. La protagonista non ci si trova, ma chi può dire che o prima o adesso abbia dato un nome diverso. Il tragicomico incontro-scontro prova che due universi contraposti possono diventare paralleli e rimanere solo in apparenza estranei.