Catania, il calcio chiude fino al 30 giugno

da Catania

Niente sconti per il Catania: è giunta puntuale una sentenza durissima, che tutti, francamente, si aspettavano. A seguito dei tragici fatti che causarono la morte dell'ispettore capo di polizia, Filippo Raciti, lo stadio Massimino è stato squalificato sino al 30 giugno 2007, con l'obbligo di disputare in trasferta e a porte chiuse le otto partite interne da qui sino a fine campionato. Una sentenza che nel nostro campionato non ha precedenti: la più pesante, infatti, risale al 1952, anno in cui il campo del Legnano fu squalificato per otto turni (senza porte chiuse) dopo un'invasione di campo con inseguimento all’arbitro fino alla stazione centrale di Milano. Il match di domenica prossima, Catania-Fiorentina, si disputerà a Rimini, la successiva gara del 25 febbraio contro l'Inter a Cesena. A Catania, il dispositivo della sentenza, non ha sorpreso più di tanto. La città del resto è ancora fortemente addolorata e indignata per la morte di Raciti. Nessun commento da parte del tecnico Marino e dei giocatori, ai quali è stato imposto il silenzio da parte della società.
Assente il presidente Pulvirenti, ha parlato per tutti l'amministratore delegato Pietro Lo Monaco. «Una sentenza annunciata. Una decisione che accettiamo, anche se speravamo in qualcosa di meglio, giacchè gli incidenti sono avvenuti all'esterno dello stadio. È stata invece riconosciuta la responsabilità oggettiva della società perché i corpi contundenti lanciati contro le forze dell'ordine sono stati asportati dall'interno dello stadio. In più c'erano altri precedenti». L'amarezza è tanta. Lo Monaco parla quasi con toni dimessi. «Una sentenza che mette in ginocchio la città. Noi, come società, subiremo qualcosa come 10 milioni di euro di danni. Faremo ricorso? Non so, vedremo. Vorrei solo che non si usassero due pesi e due misure. Roma e Torino, per i fischi durante il minuto di raccoglimento per la morte di Raciti, non sono state punite perchè la maggior parte del pubblico ha coperto quei fischi con applausi. Perché, allora, non si è tenuto conto della stragrande maggioranza del pubblico di Catania che è civile e che ha condannato i disordini del derby?».
Intanto la Provincia di Catania ha deciso di costituirsi davanti alla magistratura ordinaria e chiedere i danni alla federcalcio. «Per un provvedimento che provoca grave danno a sportivi, abbonati cittadini e società calcistica, già vittime di alcune decine di sconsiderati». Poi mugugni sparsi: a partire dal vicesindaco fino ad arrivare alla Confesercenti. L’unica voce di fermo dissenso viene da Ignazio Fonzo, sostituto procuratore della Repubblica di Catania. «Altro che atteggiamento persecutorio, questo è il minimo dopo quanto è successo».