Catania-Palermo diventa una guerra Poliziotto ucciso da una bomba carta

Durante i violentissimi scontri tra tifosi un ispettore capo della polizia è rimasto ucciso. Trentotto anni, lascia la moglie e due figli. Un altro agente è in gravi condizioni

Catania - La Sicilia del calcio non è più una favola. È bastata una fredda sera d’inverno e il sogno è diventato botte, sangue, morte. Un poliziotto del reparto mobile di Catania ucciso dal lancio di una bomba carta, uno in gravissime condizioni e un numero imprecisato, tra forze dell’ordine e tifosi, di feriti. Questo il pesantissimo bilancio degli incidenti, durante e dopo la gara, che hanno caratterizzato il derby Catania-Palermo (leggi i precedenti). Il poliziotto morto si chiamava Filippo Raciti di 38 anni, ispettore capo del reparto mobile della questura di Catania, sposato e padre di due figli. Il poliziotto è stato colpito mortalmente al volto da una bomba carta, ed è morto poco dopo in ospedale. «Arresto cardio-respiratorio a seguito delle esalazioni di una bomba carta gettata all'interno dell’autovettura in cui si trovava», spiegano i medici. «Le manovre di rianimazione cardio-respiratoria, ricostruiscono i medici, sono state immediate malgrado l'altissima affluenza di feriti - spiegano i sanitari -. Trascorsa un’ora - aggiungono dalla Rianimazione del Garibaldi - constatata la mancata ripresa delle attività cardio-circolatoria, respiratoria e neurologiche, le manovre di rianimazione sono cessate».
Gli scontri erano iniziati all’avvio del secondo tempo, esattamente all’arrivo dei tifosi del Palermo che occupavano un lato della curva nord, tribuna riservata al Massimino alle tifoserie ospiti. Sino a quel momento, infatti, non si erano registrati incidenti sia fuori che all’interno dello stadio catanese. All’arrivo dunque dei circa 500 tifosi del Palermo, giunti in ritardo allo stadio Massimino perché precedentemente bloccati dalle forze dell’ordine nella tangenziale all’ingresso del capoluogo etneo, c’è stato un fitto lancio di fumogeni in curva nord, occupata dalle frange più calde della tifoseria catanese, fra le opposte tifoserie. Incidenti che hanno indotto le forze dell’ordine al lancio di lacrimogeni che hanno causato la sospensione della partita per 30 minuti, a causa dell’aria irrespirabile e al conseguente fuggi fuggi generale sugli spalti.
Fuori dallo stadio si scatenava una vera e propria guerriglia urbana. Sassaiole e scontri, con ripetute cariche delle forze dell’ordine, lancio di lacrimogeni, cassonetti bruciati, auto danneggiate e con le vie del quartiere Cibali trasformate in un campo di battaglia. Le forze dell’ordine faticavano a disperdere i facinorosi, anche perché gli incidenti scoppiavano in più punti, coinvolgendo l’intero rione che veniva messo a soqquadro. A fine partita, i gravissimi incidenti si intensificavano, visto il tentativo dei tifosi del Catania di venire a contatto, alle spalle della curva nord, con i sostenitori del Palermo. Tentativo respinto dalle forze dell’ordine che effettuavano diverse cariche che coinvolgevano praticamente tutto il perimetro dello stadio. Si è assistito a scene assurde, con gente svenuta fuori dallo stadio, e bambini rimasti da soli che non riuscivano più a trovare i genitori nella calca creatasi e per il fuggi fuggi generale.
I feriti sono cinquanta all’ospedale Garibaldi e sei al Vittorio Emanuele. I tifosi del Palermo sono rimasti all’interno dello stadio sino a tarda notte.
Il derby Catania-Palermo è da sempre considerata una gara altamente a rischio ma mai nella lunga storia di queste sfide, si erano registrati incidenti così gravi. Già nella gara di andata giocata a Palermo si erano verificati incidenti nelle vie di accesso allo stadio Barbera e all’interno dell’impianto palermitano. Ma mai si era arrivati ad una tragedia come quella di ieri sera, con la gente del rione Cibali terrorizzata e barricata in casa per la paura. I teppisti hanno lanciato di tutto contro le forze dell’ordine, ai quali ben presto è sfuggita di mano la situazione. Le vie del quartiere sono state percorse sino a tarda notte da un numero imprecisato di ambulanze che trasportavano feriti più o meno gravi negli ospedali cittadini. Scene che hanno rovinato i giorni di festa che sta vivendo Catania, che celebra la sua patrona Sant’Agata.