Catania scopre quanto è dura la vita in esilio

A Rimini a porte chiuse un gol di Toni fa volare la Fiorentina

nostro inviato a Rimini
Divieto assoluto di sosta nei pressi dello stadio Neri per motivi di ordine pubblico: i pochi riminesi che passano, scuotono la testa e si chiedono perché. Non si vede un’anima. E da queste parti di riviera un pomeriggio così pacifico e malinconico non si vive spesso.
Malinconia tutta catanese, che comincia sotto le tribune deserte e si chiude a testa bassa per l’incornata vincente di Luca Toni. Questione di porte chiuse, che fortunatamente tengono al di fuori anche il torpore. Sul campo, infatti, Catania e Fiorentina si mordono senza timidezza, pregustando il piatto ricco del sogno Champions League. Gli etnei, nella prima data della mesta tournée che li porterà in giro per l’Italia in un secondo campionato itinerante, cercano di riprendere il filo della loro bella favola calcistica. Ma la spavalderia del gioco di Marino è smarrita e la Fiorentina sembra poter colpire quando vuole. Con Mutu e Pazzini dall’inizio, i viola mostrano una superiorità tecnica evidente soprattutto a metà campo, dove Liverani detta legge e Montolivo sale presto sulla sua cattedra di velluto: prima un lancio calibrato per Ujfalusi, anticipato in extremis da Vargas, poi un tocco smarcante per Mutu, il cui destro a giro chiama Pantanelli al gran tuffo. Infine una serpentina d’autore chiusa con un sinistro a lato.
Il Catania non recita comunque la parte della bella addormentata. I rossazzurri gestiscono la palla con l’ottimo Caserta e mirano a non sbilanciarsi, ma in avanti mancano di incisività. Spinesi naufraga placido su Dainelli e Mascara volteggia svogliato. Senza pubblico, l’horror vacui si fa strada anche in campo, e il Catania comincia troppo presto a pensare di non prenderle.
Dopo qualche fiammata di nervosismo per un eccessivo mulinar di gomiti (Spinesi e Mutu i più scomposti), la ripresa si apre con le proteste siciliane per un tocco di mano di Liverani in area. A far discutere anche l’espulsione di Minelli: il difensore sostituto di Sottil, ammonito nel primo tempo per aver segnato platealmente di mano, rimedia un giallo per una trattenuta e lascia i suoi in dieci. Provvedimento che ci sta, ma poco in linea con un arbitraggio fino a quel momento molto indulgente.
Prandelli, che aveva cambiato il suo attacco inserendo Reginaldo e Toni per un indiavolato Pazzini e per un Mutu altalenante, cerca l’assedio. Il ritmo aumenta e dalle fasce arrivano più cross per Toni, a cui Pantanelli chiude la porta in faccia. Il Catania resiste con il cuore, Mascara sveste i panni della farfalla futile e lotta al fianco dello straripante Edusei. Ma quando il forte sembra salvo, ecco un cross di Pasqual su cui Toni brucia Stovini, fino ad allora rude ma perfetto: stacco di testa, palo e palla in rete per una vittoria che lancia la Fiorentina a quota 28. Al Catania resta in bocca l’ennesimo boccone amaro di un periodo da dimenticare e la sensazione che il problema non sia nelle gambe, ma in testa, dove il silenzio risuona preoccupante. Soprattutto perché la sua eco durerà fino a giugno.