Catania, la svolta piace: «Alleati infidi»

Nella città etnea gli elettori e i militanti del centrodestra sono soddisfatti: «Fini ha avuto una lezione, era ora»

nostro inviato a Catania

«E adesso chi lo disarciona più? Silvio Berlusconi è un ectotipo, una persona scientificamente fuori dal comune. Con straordinarie capacità di resistenza, creatività, dinamismo. Per questo la sua idea di un nuovo partito non mi ha sorpreso. Perché un'altra sua dote è anticipare i tempi, fiutare l'aria. In buona sostanza andare incontro alle esigenze delle gente prim'ancora che la gente abbia modo di esprimere queste esigenze». È curioso come il sindaco Umberto Scapagnini, medico di rilevo internazionale, depositario dei segreti anti-invecchiamento, impartisca la sua benedizione al nuovo progetto di Berlusconi puntando lo sguardo su U'Liotru, l'elefante simbolo della città, il cui nome è una storpiatura dialettale di Eliodoro, vescovo dotato di poteri soprannaturali vissuto nell’Ottavo secolo che ancor oggi semina suggestione e mistero. Un parallelo puramente voluto? «Vede, Berlusconi non ha bisogno di magie, ha un appeal che trascina, una spinta propulsiva che lo trasforma in un naturale sviluppatore di Dna. È comprensibile che gli altri politici soffrano la sua presenza ingombrante. Ma lui è così. Potrebbe fare un partito chiamandolo semplicemente Berlusconi e la gente correrebbe in massa a votarlo». Martello e chiodi nelle mani, l'assessore ai Lavori pubblici Filippo Drago, segretario provinciale dell'Udc, in piazza Duomo sta montando fianco a fianco coi carpentieri il gazebo che, fino all'Epifania, ospiterà le tavole che illustrano 37 cantieri che stanno cambiando il volto della città. «Da sempre siamo per dar corpo al Partito popolare, ma il modello che Berlusconi propone con questa sua trovata non mi interessa, non è vicino ai miei pensieri. Noi vogliamo un partito che abbia radici profonde nel confronto, nella partecipazione. Mi sembra invece che Berlusconi voglia tirar dritto per la sua direzione, ecco perché noi non ci stiamo».
Nella hit-parade della popolarità a Catania viene primo U' Liotru, di cui si è appena detto, e poi lui, Benito. Benito Faro è nato e cresciuto in mezzo ai giornali e ai giornalisti. È stato, a dieci anni, il primo strillone di Catania. Girava la città a piedi scalzi, vendendo giornali anche ai soldati americani in cambio di qualche tavoletta di cioccolata. Figlio di un tipografo, dormiva sui rotoli della carta accanto alle rotative. E da quando si è messo in proprio, 45 anni fa, la sua edicola di piazza Università è diventata un cenacolo a cielo aperto. Capannelli di intellettuali e gente comune che, sfogliando i quotidiani, cerca d'interpretare i segnali, non sempre chiari della politica.
E adesso, Benito, come lo interpretiamo questo Berlusconi? «Il grande comunicatore ha colpito ancora. È un prim'attore capace di conquistare il pubblico con una trovata geniale dopo l'altra. La gente si mette in coda e il teatro della politica, quando lui parla, fa il pieno. Ma difficile è dargli consigli, perché l'uomo quando si mette in testa una cosa la fa senza dar retta a nessuno». Pino Firrarello, senatore di Forza Italia, sindaco di Bronte è diretto: «Ha dato finalmente una scossa all'elettorato e nel contempo si è tolto dall'angolo dove lo avevano costretto gli alleati. Stavano processandolo e lui ha reagito. Gli suggerirei di puntare a una legge elettorale alla tedesca, perché non è possibile continuare con un maggioritario strumento del ricatto perpetuo di tutti coloro che dispongono di 50mila voti. Soprattutto nel Meridione dove la malavita potrebbe condizionare i singoli collegi. Se non ci sono le condizioni per governare da soli vedremo con chi farlo, ma non possiamo incassare solo provocazioni come la manifestazione dell'Udc di domani a Palermo. Se questi sono nostri amici...».
Alla Pescheria, il grande mercato di Catania a ridosso di Porta Uzeda passa tutta la città. Compri, contratti, discuti. Spesso e volentieri di politica. E Saretto Lanzafame, macellaio, la politica l'ha fatta pure. Come consigliere comunale di destra e poi nel '98 con Forza Italia. «Berlusconi ha dato una lezione a Fini. E mi spiace dirlo perché io stavo bene a destra quando era il Msi. Ma ora con certi alleati che cercano di farti lo sgambetto è meglio prendere il largo. Sa come li chiamo io? Gli accattoni della politica. Sempre pronti a elemosinare favori e voti. Lui è diverso, può permettersi di correre da solo. Ha fatto bene a dare un taglio netto: così!». E giù con un coltellaccio da brividi, che spacca in due un quarto di bue. Dalla base al vertice. «Noi ci siamo fidati di Berlusconi e vogliamo continuare a fidarci. Così come a Catania ci fidiamo di Scapagnini. Non vi è dubbio però che la sua uscita ci ha spiazzato perché noi - dice Nino Strano, 57 anni, senatore di An - siamo profondamente bipolaristi. E così è il Paese, che vuole accordi preelettorali e vuole sapere prima chi sarà il premier. Non vogliamo credere che Berlusconi abbia rotto col suo miglior alleato perché affascinato da un accordo col Partito democratico». Alla Pescheria saltano di freschezza le cicale nelle cassette di Alfio Vittorio, azzurro della prima ora: «Ottima mossa Silvio: basta con chi ti faceva una volta il passaggio troppo corto e la volta dopo troppo lungo, per sfiancarti. Dovevi rompere prima. Noi siamo con te. Ma, per favore appena torni al governo abbassa le tasse. Altrimenti questo pesce a quanto dobbiamo venderlo?».