Catanzaro, la Procura nel mirino degli 007 di Castelli

Attese conclusioni esplosive dalla relazione degli ispettori che indagano sui rapporti fra le toghe e la gestione dei pentiti

Gianluigi Nuzzi

nostro inviato a Catanzaro

È di nuovo guerra tra toghe in Calabria. Dopo i contrasti che per anni hanno caratterizzato il tribunale di Reggio, questa volta l’epicentro si sposta a Catanzaro con un’ispezione del ministero della Giustizia appena terminata e dalle conclusioni che già si annunciano eclatanti. Questo almeno secondo quanto trapela dopo che gli ispettori ministeriali Otello Lupacchini e Laura Capotorto per tre mesi hanno fatto la spola tra Roma e Catanzaro indagando su tutta l’attività svolta da alcuni uffici, sull’utilizzo dei collaboratori di giustizia, sull’assegnazione delle inchieste e sul ruolo di taluni magistrati.
E pensare che all’inizio l’impegno degli 007 di via Arenula pareva limitato ad un unico magistrato. Dovevano verificare se il Pm Eugenio Facciolla, «destabilizzava» la Dda e parlava troppo con la stampa. Ma ridimensionate ben presto le prime ipotesi, il perimetro degli accertamenti si è ampliato. Nel mirino tutta la Direzione distrettuale antimafia, la Procura ordinaria e la sezione Gip/Gup del tribunale.
I chiaroscuri più interessanti e le contraddizioni apparentemente più profonde sarebbero emerse in Procura. Lo si capisce dalle domande rivolte dagli ispettori alle decine di testi esaminati. Molte quelle sul ruolo e le attività del procuratore aggiunto Mario Spagnuolo al quale il suo capo, il procuratore Mariano Lombardi, ha delegato gran parte delle funzioni. È infatti Spagnuolo ad avere la delega sia sulle indagini per terrorismo, sia sul coordinamento antimafia, sia sul cosiddetto articolo 11 (quello che riguarda le inchieste con indagati colleghi di Reggio Calabria) sia, fatto di per sé raro, anche la delega sull’organizzazione dell’ufficio. Una vicenda, ricorrente nella numerose audizioni compiute, che porterebbe gli ispettori a ritenere sbilanciate le funzioni. È un fatto che l’ufficio del procuratore aggiunto abbia assorbito gran parte dei poteri assegnati al suo superiore.
Su questo filone si innestano a catena vicende delicatissime. A iniziare dall’indagine sui presunti condizionamenti subiti dai magistrati della Dda di Reggio Calabria, andata avanti per anni e sfociata pochi mesi fa in una retata. In carcere finirono giornalisti, avvocati ed ex deputati come Amedeo Matacena e Paolo Romeo. Agli ispettori non è sfuggito che l’indagine venne inizialmente condotta da magistrati della Procura ordinaria quando la Dda era competente. Ci sarebbe stata una sorta di «invasione di campo». Ma per quale motivo? Mistero. Un altro capitolo riguarda i pentiti: anche sulla loro gestione gli 007 di via Arenula hanno compiuto degli approfondimenti: utilizzo delle dichiarazioni, verifica delle accuse, scelta tra le priorità investigative. Su questo fronte l’attività ispettiva è ancora in corso.
L’ispezione fa emergere tensioni e veleni nel tribunale. A sollecitare l’intervento degli ispettori era stato il procuratore generale Pudia visto che non riusciva a ricomporre i contrasti tra alcuni magistrati. Tra l’altro la nomina a coordinatore della Dda di Spagnuolo aveva deteriorato i rapporti, creando ulteriori spaccature. A ritenere «illegittima e caratterizzata da vizi procedurali» la nomina era stato proprio Facciolla con un esposto al Csm e a Lombardi.
Le sue doglianze devono esser state ascoltate dagli ispettori del Guardasigilli visto che hanno rivolto domande anche sulla bassa valutazione dei rischi che corre Facciolla, rispetto alle minacce ricevute e alle indagini che svolge. Non da ultimo un proiettile in busta chiusa recapitato in piena ispezione ministeriale. Insomma, un clima non facile che presto si surriscalderà quando gli ispettori solleciteranno l’avvio dell’azione disciplinare per taluni magistrati.
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it

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