Catanzaro, uccide figlia neonata: "Piangeva"

La donna, vent’anni appena, prima ha accoltellato il convivente, poi ha scagliato la bebè sul pavimento. La piccola aveva solo 14 giorni. Arrestata, non ricorda più nulla

Filippo Marra Cutrupi

Catanzaro - Prima ha tentato di uccidere il convivente a coltellate avventandosi su di lui a morsi e poi, quando la figlioletta di soli quattordici giorni si è svegliata cominciando a piangere, ha sfogato tutta la sua furia scaraventandola a terra. Tanto violentemente da ucciderla.
È finita in tragedia la storia di una giovane coppia di Catanzaro, Morena Loprete, 20 anni appena, e Rosario Donato elettricista di 23. Due anni consumati tra litigi, incomprensioni e discussioni accentuate anche dai problemi economici.

«Non ci credo, non è morta» ha poi continuato a ripetere, come in trance, la giovane assassina davanti ai carabinieri che cercavano di capire il perché.
La tragedia si è consumata in una casa di appena 35 metri quadrati, nel quartiere di Gagliano, periferia nord di Catanzaro. La donna davanti agli inquirenti ha messo insieme frasi senza senso, ma caratterizzate dalla preoccupazione sullo stato di salute della piccola. Morena Loprete, secondo la ricostruzione degli inquirenti, ha prima aggredito il convivente, Rosario Donato, poi ha scaricato la sua rabbia sulla neonata. Non uno, ma più colpi sul corpicino di Annarita che, da un primo esame medico-legale, presenta un trauma addominale e un trauma cranico. L'allarme è scattato poco prima dell'una dell’altra notte quando una telefonata al 112 e una al 118 ha chiesto un intervento per una lite familiare in via Serra del Gonio, al civico 42. Fuori, sulle scale di ingresso, c'erano Morena e Rosario. Lui, con un coltello in mano con la lama di 23 centimetri, perdeva sangue dall’addome e dall’orecchio. Lei era in evidente stato di shock. La donna lo aveva colpito con il coltello a serramanico ma dopo essere stata disarmata dall’uomo gli si era nuovamente scagliata contro aggredendolo a morsi. È riuscita a staccargli il lobo dell’orecchio sinistro.

Ad attirare l'attenzione di un vicino le grida che arrivavano dall’appartamentino della coppia. Quelle stesse urla che da un po’ di tempo contrappuntavano la vita dei due giovani.
Quando il personale del 118 è entrato nell'abitazione, sul lettino ad una piazza su cui dormivano i genitori, c'era il corpicino di Annarita. Ormai senza vita. Secondo il medico legale la bebè è morta a causa di una serie di traumi al cranio e all’addome. Era nata lo scorso 17 novembre.

Così mentre Rosario Donato veniva trasportato al pronto soccorso dell'ospedale «Pugliese» di Catanzaro, Morena Loprete veniva portata in caserma dai carabinieri. Ammetteva solo di aver litigato con il compagno ma alla piccola sosteneva di non avere fatto alcun male. Anzi, «non è vero neppure che Annarita è morta, sono i carabinieri a dirlo ma non è possibile che sia così» ha continuato a ripetere.

Ma ad accusarla, oltre al suo convivente, quei traumi sul corpo di Annarita, abbastanza da convincere i carabinieri ad arrestare la madre, su disposizione del sostituto procuratore Elia Taddeo. La giovane madre è stata richiusa nel carcere femminile di Castrovillari, con l'accusa di omicidio volontario e tentato omicidio.
Non era il primo litigio all'interno della coppia. Due giovanissimi sul quale era arrivata, pesante come un macigno, la responsabilità di una figlia. Proprio questo, secondo il racconto dei vicini, avrebbe acuito le discussioni, fino al dramma della scorsa notte.