Catanzaro, il verbale che smentisce Mastella

Al contrario di quanto dichiarò, i suoi 007 vollero sapere delle indagini sul premier

Spuntano i verbali del Pm che ha indagato Romano Prodi e intercettato Clemente Mastella. E dalla trascrizione dell'interrogatorio del sostituto procuratore Luigi De Magistris, messo alle strette dagli ispettori ministeriali Federico De Siervo e Cristina Tedeschini, emergono dettagli destinati a sollevare nuove polemiche. Se il Guardasigilli ha sempre sostenuto che non vi fosse alcuna attinenza tra l'invio degli 007 di via Arenula e le indagini della procura di Catanzaro che vedono il premier sotto inchiesta e lui stesso nel mirino, dalle risposte date da De Magistris agli ispettori sembra evincersi il contrario. E' infatti palese l'interesse dei funzionari ministeriali in merito alla violazione del segreto istruttorio sull'inchiesta «Why not» che ha portato all'iscrizione del presidente del consiglio sul registro degli indagati. A precisa domanda, risposta lapidaria: «No, io non so dire nulla circa la fuga di notizie che ha riguardato Luigi Bisignani e nemmeno quella che ha riguardato l'iscrizione del professor Romano Prodi. E nulla posso dire circa il coinvolgimento di un alto magistrato della procura nazionale antimafia (indagato per mafia, ndr) cui ho fatto riferimento nella nota riservata del 10 luglio 2007 in quanto sussistono ragioni di segreto investigativo». A gettare benzina sul fuoco, stando alle lamentele del magistrato raccolte ieri a Palazzo di giustizia, la singolare coincidenza fra l'interrogatorio di De Magistris (19 settembre scorso), l'immediata trasmissione del verbale al capo di gabinetto del ministro e l'annuncio di Mastella, l'indomani alla festa della polizia penitenziaria, dell'attivazione del procedimento di trasferimento per il pm catanzarese.
Agli ispettori che lo prendono a verbale, De Magistris parla poi del pessimo clima in procura e delle interferenze subite, a suo dire, dai superiori: «In una mia nota che mi riservo di esporre quanto prima esporrò le ragioni per le quali ho ritenuto che le missive inviatemi dal procuratore aggiunto Murone in data 2 luglio 2007 siano da me considerate una oggettiva interferenza. In questi ultimi due mesi - continua De Magistris - ho dovuto rispondere a numerose note che mi chiedevano informazioni, in particolare nei procedimenti Poseidone e Why Not. Il procuratore mi ha inviato una nota nella quale mi diceva che avrei dovuto rispondere alle richieste dell'aggiunto (...). Faccio presente che ormai da tempo dedico due giorni alla settimana per preparare le risposte a note che vengono direttamente o indirettamente dall'aggiunto». De Magistris ne ha anche per il procuratore capo, Mariano Lombardi che si sarebbe interessato all'inchiesta Toghe Lucane: «Il procuratore più volte mi sollecitava la chiusura delle indagini; in genere facendo riferimento alla posizione del magistrato Genovese. E sul perché all'epoca non ho ritenuto di informare lui e l'aggiunto Murone dell'iscrizione del generale della guardia di finanza, Walter Cretella, riferirò compiutamente nel mio prossimo memoriale».