Catasto, è scontro tra Confedilizia e Comuni

Il presidente Sforza Fogliani: «Pesanti ripercussioni sui proprietari se la norma fosse passata. Il giudice ha tolto la volpe dal pollaio»

da Milano

«L’unitarietà del sistema catastale è salva. Non ci saranno pericolose e ingiuste discrepanze tra zona e zona del Paese. Il Tar del Lazio ha emesso una sentenza storica che, di fatto, impedisce ai Comuni di mettere le mani sul Catasto». Nel commentare il verdetto del Tar, ovvero la bocciatura della determinazione degli estimi catastali di singoli immobili da parte delle amministrazioni civiche, il presidente di Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani, ricorre a una metafora: «Il giudice ha tolto la volpe dal pollaio».
Per la Confederazione della proprietà edilizia, che contro il provvedimento del precedente governo aveva presentato un articolato ricorso, la sentenza rappresenta un importante successo sul campo. «Quanto deciso dal Tribunale - osserva Sforza Fogliani - pone ora il governo Berlusconi nella situazione di poter avviare la riforma del catasto in senso reddituale, come previsto dal programma elettorale del Pdl, sgombrando il terreno da possibili interferenze, in pratica quelle che avrebbero portato i Comuni. È un ulteriore colpo ai piani dell’ex viceministro Vincenzo Visco le cui intenzioni andavano in direzione di un catasto patrimoniale, quindi basato sul valore del bene, anziché sul reddito. Un concetto che si scontrava con il criterio di redditualità a cui si ispira il nostro ordinamento tributario». Per Confedilizia si è dunque «mirato alla difesa dei più elementari principi di uno Stato di diritto; il conflitto di interessi che si sarebbe creato in capo ai Comuni se il provvedimento non fosse stato annullato, avrebbe avuto una portata colossale. La sentenza ha fatto giustizia». Il decreto del 14 giugno 2007 sul decentramento del catasto ai Comuni, una volta applicato, avrebbe infatti trasferito ai sindaci alcune funzioni elementari, come il rilascio delle certificazioni catastali e delle visure, ma anche la possibilità di stabilire l’estimo, cioè la base imponibile dell’Ici relativamente ai singoli immobili. «Le amministrazioni municipali - spiega il presidente di Confedilizia - si sarebbero fissate autonomamente la base imponibile della loro maggiore imposta. Si possono immaginare le conseguenze sui proprietari degli immobili, che già versano al fisco, oltre all’Ici, il 50-60% dei canoni di affitto».
Il Tar del Lazio ha respinto il provvedimento in toto, inclusa la convenzione che l’Agenzia del territorio aveva siglato con l’Anci, l’Associazione nazionale di comuni italiani. Ma l’Anci non ci sta e proprio ieri, a nome dei 2.500 Comuni rappresentati, ha annunciato ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza, nel tentativo di riaprire la partita.
«Impugneremo la sentenza - ha commentato Flavio Zanonato, sindaco di Padova e responsabile delle politiche per il decentramento del Catasto -: le motivazioni del Tar sono fondate su un’erronea interpretazione della volontà del legislatore».