Una catena di persecutori sistematicamente uccisi

L’attuale recupero italiano, da parte della Robin Edizioni, del testo originario del «romanzo criminale» Mr. Arkadin (e del dvd del corrispettivo film) di Orson Welles - già edito, nel 1956, da Garzanti - innesca, per sé solo, un intrico d’ipotesi, d’interrogativi, di controverse valutazioni e indiscrezioni, che bene s’attaglia all’identità plurima, all’indole mercuriale, agli ubiqui, spericolati cimenti creativi ed esistenziali del carismatico autore di un’opera (quasi) sacrale come Citizen Kane (altrimenti nota quale Quarto potere).
Mr. Arkadin, travagliato canovaccio letterario tra il «giallo» e il «mélo» cui Welles lavorò intensamente nei primi anni Cinquanta, prende le mosse in ambienti e tra personaggi degradati in un indefinito scorcio del secondo dopoguerra. E fin dalle prime battute incappa in situazioni-limite con figure di emarginati sempre alle prese con vicende equivoche. Guy Van Stratten, un tipo americano senz’arte né parte, bighellonando nell’angiporto di Napoli s’imbatte quasi per caso nel derelitto Bracco, un poveraccio con una gamba di legno, inseguito da poliziotti e da altri persecutori. È ferito gravemente e, in un estremo soprassalto, rivela al sopraggiunto Van Stratten due nomi «che possono valere una fortuna»: Arkadin e Sophie.
Lo scafato Van Stratten coglie al volo l’opportunità di individuare Arkadin e Sophie giusto per trarre da questi sfuggenti personaggi lucrosi compensi e qualsiasi altro vantaggio. Nel romanzo di Welles questo Arkadin è descritto come un orco, un gigante dalla barba quadrata, ricchissimo, amorale e inaccostabile. Ma il giovane americano trova l’occasione utile per contattarlo facendo leva su Raina, l’avvenente figlia dello stesso Arkadin. In questo modo avventuroso Van Stratten è convinto d’avere in pugno l’ambiguo Arkadin. Accade invece l’esatto contrario: il cacciatore diviene preda, cioè Arkadin ingaggia Van Stratten affinché conduca una ricerca a ritroso su tutti gli insidiosi trascorsi e sulle sempre incombenti minacce cui proprio Arkadin è da sempre in balía.
Dirottando via via la propria ricerca attraverso Zurigo, Barcellona e vari altri eccentrici luoghi, Van Stratten scopre le sordide malefatte di Arkadin e l’identità dei suoi temibili persecutori, ma si accorge altresì che man mano che quegli stessi lestofanti vengono scoperti immediatamente vengono uccisi. Per sottrarsi, dunque, ad un’analoga cattiva sorte, Van Stratten cerca di prevenire lo spietato Arkadin e fugge con la figlia Raina in Spagna. E qui, misteriosamente, ambiguamente, viene a sapere che il luciferino Arkadin si è dato la morte gettandosi nel vuoto dal proprio aereo.
Fitto di personaggi e di situazioni costantemente al limite del parossismo simbolico, permeato di una sotterranea vena parodistica, un libro come Mr. Arkadin appare come il frutto di tortuose, talvolta corrive strategie narrative. La citata riproposizione del libro wellesiano da parte della Robin Edizioni, può vantare, giusto a questo proposito, (oltre la bella traduzione di Paolo Falcone) la pertinente prefazione dello studioso Mauricio Dupuis che, in modo circostanziato, assolve al compito di spiegare il processo attraverso il quale Welles, rifacendosi a fatti e fattacci contingenti, ha saputo approdare a un plot variabilmente movimentato.