Caterina di Pallanza

Nacque a Pallanza (oggi una cittadina sul lago Maggiore in diocesi di Novara, allora un paesino). Caterina vide la luce verso il 1435 ed era ancora una bambina quando una delle ricorrenti pestilenze sterminò tutta la sua famiglia, lasciandola sola al mondo. Una brava donna che viveva dalle parti di Milano se la prese in casa e la crebbe. Ma verso i quindici anni Caterina ascoltò una predica sulla Passione di Cristo che la lasciò attonita e commossa fino alle lacrime. Fu allora che prese la decisione di darsi all’eremitaggio. Si portò in un luogo selvaggio e montagnoso, dove sorgeva una chiesetta edificata attorno ad un altare. Si diceva che quell’altare fosse stato fatto erigere da s. Ambrogio in onore della Madonna. In quella zona si era stanziate in eremitaggio alcune pie donne, cui Caterina si unì (ma c’è chi sostiene che fu lei la prima). Ogni domenica un sacerdote saliva fin lassù a celebrare la messa per loro. Caterina stette là per una quindicina di anni, nutrendosi solo di ciò che le portavano quelli che venivano a chiederle consiglio o preghiere (ma anche profezie). Il che significa che mangiava solo di tanto in tanto e digiunava la maggior parte dell'anno. Ma la fama della sua santità si sparse e cinque discepole vollero condividere la sua condizione. Il vescovo, pare nel 1476, le organizzò in comunità e impose loro il velo. Seguirono la regola agostiniana e il rito ambrosiano. Il loro convento - chiamiamolo così - venne intitolato alla Madonna della Montagna. Caterina di Pallanza fu la badessa per soli due anni, perché passò a miglior vita verso il 1478.