Catricalà: "Resto all’Antitrust". Le divisioni nella sinistra bloccano le nomine all’Energia

«Caro presidente, resto all’Antitrust». La rinuncia di Antonio Catricalà, designato presidente dell’Autorità per l’Energia, arriva per lettera sulla scrivania di Silvio Berlusconi. Catricalà motiva così la sua decisione: «Sono un uomo delle istituzioni, e non voglio consentire che l’Autorità che presiedo e l’Autorità dell’Energia siano paralizzate da veti incrociati che pur non riguardano la mia persona».
Che cosa significano queste parole? In realtà, la vicenda è diventata una «patata bollente» a sinistra. Nel Pd le nomine di Valeria Termini e Alberto Biancardi a commissari per l’Energia, volute da Pierluigi Bersani e Enrico Letta, hanno provocato serissimi mal di pancia in Walter Veltroni e i suoi, che hanno minacciato di non votare nel passaggio alla commissione Attività produttive. Sintomo evidentissimo di questa lotta intestina sono le dimissioni del responsabile energia del Pd, Federico Testa.
Per mascherare le divisioni interne, il Pd ha quindi sollevato la questione Antitrust: il passaggio anticipato di Catricalà all’Energia avrebbe infatti consentito un lungo interim ad Antonio Pilati, commissario indicato come «berlusconiano doc». Perplessità sul metodo usato per le nomine serpeggia anche tra i finiani di Fli. Di fronte ai veti incrociati, Catricalà ha fatto un passo indietro, riportando così la situazione in alto mare.
Le nomine, osserva il ministro dello Sviluppo Paolo Romani, «erano frutto di una scelta condivisa con l’opposizione. La rinuncia è il risultato di giochi di palazzo». Il pacchetto varato il 18 novembre dal governo - Giuseppe Vegas alla Consob e Catricalà all’Energia, più un gruppetto di commissari (uno alla Consob, tre all’Energia) - lasciava sguarnita l’Antitrust solo per un motivo: la scelta del presidente spetta ai presidenti delle Camere, e non si può dire che oggi tra Renato Schifani e Gianfranco Fini vi sia la benchè minima sintonia. Con Pd e finiani pronti a far mancare il numero legale, il passaggio parlamentare delle nomine avrebbe potuto rivelarsi molto complicato. La prima riunione alla commissione Attività produttive della Camera era fissata per il 1 dicembre, ma ora tutto si interrompe.
La rinuncia di Catricalà consente all’Antitrust di avere un presidente fino alla primavera del 2012, cioè fino alla naturale scadenza del mandato. Situazione opposta per quanto riguarda la guida dell’Energia, con il presidente Alessandro Ortis in scadenza fra un paio di settimane. E così, il 15 dicembre, l’autorità già azzoppata (con Ortis c’è un solo commissario) potrebbe bloccarsi, insieme con le decisioni sulle bollette energetiche.
Nessun problema, invece, per Vegas. «Potrei avere perplessità di metodo - spiega il finiano Benedetto Della Vedova - ma sulle qualità del presidente designato non si discute».