Cattaneo e Albertoni in pole per il rimpasto al Pirellone

Formigoni prepara il vertice della Cdl su giunta e presidenza del consiglio. Il nodo Udc

Marcello Chirico

Rimpasto-fast o rimpasto-slow. A partire da martedì prossimo, archiviata pure la seconda campagna elettorale del 2006, Roberto Formigoni potrà iniziare a dedicarsi all’ormai scontato rimescolamento di assessorati della giunta regionale e iniziare a stabilirne i tempi. Le alternative sono due (a meno che, conoscendolo, non se ne inventi una terza soltanto per spirito di contraddizione con chi si permette di anticiparne le mosse), a seconda di come il governatore deciderà di servire il suo nuovo cocktail: mescolato o agitato. Ecco perché, prima di mettersi dietro la buvette del Pirellone, convocherà in settimana i segretari regionali di tutti i partiti della Cdl, cercando di capire da loro quando preferiscono che venga allestito il rinfresco.
Subito, vorrebbe dire che il rimpasto avverrà entro il 10 di giugno, in modo da consentire a tutti i politici lombardi coinvolti nell’operazione maquillage di potersi seguire con tranquillità i Mondiali di Germania e proiettarsi sul terzo appuntamento elettorale della primavera estate (ovvero, il referendum sulla devolution del 25 giugno). Dopo, significherebbe rinviare ogni decisione post consultazione referendaria e quindi a luglio. Scegliere la prima opzione vorrebbe inoltre far intendere di voler escludere a priori dai giochi di giunta il Carroccio, il quale, dopo il 25 giugno e in caso di trionfo nell’urna, potrebbe legittimamente rivendicare posizioni; optare per la seconda, invece, significa attendere che il quadro politico si tratteggi meglio e, alla luce delle possibili evoluzioni (che farà la Lega in caso di bocciatura del referendum? Si scioglierà?), rinviare ogni decisione. Compresa quella dello stesso Formigoni di restare in Lombardia o traslocare a Roma.
Durante una delle ultime conferenze stampa, era stato lo stesso governatore a indicare una possibile data a «metà giugno», che corrisponderebbe quindi con la prima delle nostre due ipotesi. Quella appunto più veloce, che è probabilmente pure quella preferita dagli stessi partiti nonché dagli interessati, in modo da evitare eventuali fibrillazioni all’interno della maggioranza causa il protrarsi di ogni decisione. L’Udc, tanto per citarne un partito a caso, lo è già da alcuni mesi, da prima ancora del voto politico, ritenendosi ingiustamente espropriato di una poltrona dopo la scelta formigoniana (avvenuta però con l’avallo del premier Berlusconi) di mantenere comunque in giunta Domenico Zambetti anche dopo la sua decisione di passare con la Dc di Rotondi.
Al momento, in pole-position per la sostituzione in giunta del neo onorevole azzurro Maurizio Bernardo insieme ai due assessori sempre di Fi Alberto Guglielmo e Alessandro Moneta passati a dirigere rispettivamente gli Irccs (Istituti di ricovero e cura ministeriali) S. Matteo di Pavia e Besta di Milano ci sono tre azzurri: l’attuale sottosegretario regionale Raffaele Cattaneo e i consiglieri Gianni Rossoni (l’azzurro più votato a Cremona nelle ultime regionali) e Massimo Ponzoni (quasi ventimila preferenze in Brianza). Tutte e tre di area formigoniana, e una scelta in questo senso non escluderebbe a priori qualche mal di pancia all’interno del gruppo.
Qualche chance viene assegnata pure all’attuale capogruppo di Fi, Giulio Boscagli, ma solo nel caso in cui si venga a liberare una quarta poltrona: quella di Giampiero Borghini, attuale responsabile delle Politiche per la casa, in corsa con la Lista Moratti alle amministrative milanesi. Per lui, in caso di elezione, si parla come possibile vicesindaco della nuova giunta (e, a quel punto, le sue dimissioni da assessore regionale sarebbero obbligate) oppure come nuovo city-manager di Palazzo Marino (e a quel punto non sussisterebbe incompatibilità con l’attuale ruolo rivestito al Pirellone). Per l’Udc pressoché scontato il rientro in giunta di Mario Scotti, ora capogruppo, quasi sicuramente al posto di Zambetti, per il quale gioca a sfavore la non ottima performance del suo nuovo partito alle ultime elezioni.
Oltre alla giunta, dopo il voto amministrativo ci sarà quasi sicuramente da mettere mano alla presidenza del parlamentino lombardo. L’attuale presidente, il leghista Attilio Fontana, ha infatti ottime chance di essere eletto sindaco a Varese, e questo determinerebbe un cambio pure alla guida del consiglio regionale. Il toto-presidente è partito da alcuni mesi e vede tra i possibili successori - tutti ovviamente leghisti - l’attuale capogruppo del Carroccio Massimo Zanello, il suo vice Galli, la consigliera «pasionaria» Rosy Mauro e gli assessori Alessandro Cè (sanità) e Ettore Albertoni (Cultura). Alla fine dovrebbe spuntarla quest’ultimo, che gode di grande stima all’interno dell’intera Cdl insieme a un curriculum politico di alto profilo (è stato già consigliere d’amministrazione Rai) ma che non sembra particolarmente interessato alla poltrona. Mentre lo sono, e parecchio, sia Zanello che Galli.