Cattaneo e gli altri. Risorgono le voci sconfitte dal Risorgimento sabaudo

Scoperte centinaia di lettere e scritti inediti <BR> degli uomini che lottarono per un'Italia unita,<BR> federalista e repubblicana

Matteo Sacchi
Sono i documenti più segreti dell'altro Risorgimento. Quello federalista e perdente, quello che la storia ufficiale ha tenuto a lungo ai margini dei manuali. Prima non piaceva ai Savoia che all'Unità nella diversità avevano preferito le acquisizioni territoriali, le guerre con l'imprimatur della corona. Poi non è piaciuto a tutti coloro che credevano in un'Italia statalista e statalizzata, troppo fragile anche per quel poco di regionalismo previsto dalla Costituzione. Un Risorgimento in tono minore insomma, sopravvissuto solo nei nomi delle vie, nelle targhe con scritto sotto, in piccolo, «patriota». Tanto che, anche adesso, quando si discute di quegli italiani - che si sentivano tali, anche senza bisogno di un re e di un sistema centrale occhiuto e prefettizio - è spesso solo allo scopo di tirarli, per la giacchetta, nei giochini della politica di oggi.
Ora, però, dalla polvere degli archivi riemerge, quasi fosse un galeone fantasma, un fondo che contiene, imprigionate nei suoi fogli, le voci dimenticate di quegli esuli a cui non piacque l'idea di piegarsi per forza a un'indipendenza monarchica e piemontesizzata. Centinaia di lettere e di scritti inediti, tra cui spuntano le firme di Garibaldi, Mazzini, Enrico Cernuschi, Carlo Pisacane, Carlo Tenca, Giovanni Nicotera, Stefano Jacini... E tra tutte queste voci spicca per ricchezza di inediti quella di Carlo Cattaneo, il filosofico padre del federalismo morto in esilio volontario, a Lugano, nel 1862.
L'Università dell'Insubria ha ricevuto in dono, infatti, i manoscritti del fondo Bersellini-Repetti. Questo nome alla maggior parte dei lettori potrebbe non dir nulla. Eppure nell'infuriare delle guerre di indipendenza Alessandro Repetti (1822-1890) è stato il proprietario della Tipografia elvetica di Capolago. Attiva dal 1830 al 1853 la tipografia è stata la più famosa stamperia clandestina del Risorgimento, quella da cui partivano i più feroci e decisi pamphlet antiaustriaci (e questo ai piemontesi stava bene) ma anche i più radicali testi repubblicani e federalisti. Repetti era un uomo insomma che per affinità elettive e per necessità legate ai suoi torchi corsari, installati al riparo delle libertarie ali della Confederazione, aveva un fitto carteggio con tutti gli esuli. È proprio Repetti a partire dal 1842 a spingere la tipografia verso una svolta rivoluzionaria. E saranno Repetti e i suoi familiari a conservare lettere e carteggi nati in quella fucina culturale. Lettere e carteggi che ora sono affidati alla cura di Fabio Minazzi docente dell'Università dell'Insubria di Varese. Spiega Minazzi: «Si tratta di un archivio sterminato e preziosissimo. La maggior parte del quale non è stata ancora catalogata. Anche solo scorrendo la documentazione si trovano spunti preziosi ed illuminanti». Ad esempio: per quanto riguarda gli scritti di Cattaneo ci sono quattro lettere a Garibaldi. Una delle quali spedita mentre il generale si trovava a Napoli durante la spedizione dei mille. Cattaneo lo invita a difendere l'autonomia dei suoi soldati rispetto a quelli dell'esercito regolare Sabaudo. Ci mostra un Cattaneo che, nonostante abbia chiaro che l'unità d'Italia ha ormai intrapreso un percorso diverso da quello che avrebbe voluto, non rinuncia all'azione». Ma gli interessi di Cattaneo, questo repubblicano e federalista mai domo - per due volte rifiutò di diventare deputato del Regno, per non giurare fedeltà al Re - spaziavano in moltissimi altri campi. E la sua corrispondenza si dipanava per percorsi sino a ora poco noti. Scriveva anche a Cavour (nonostante il Conte gli avesse fatto levare la pensione da insegnante del ginnasio comunale di Milano). «C'è una lettera - racconta Repetti - che Cattaneo aveva scritto per Cavour e che non ha mai spedito. È datata 2 settembre 1856. Riguarda la creazione di assi viari alpini. Consiglia lo statista di sviluppare strade e ferrovie sul Gottardo mentre i piemontesi erano molto più orientati a un percorso nella zona del Lucomagno. La storia ha dimostrato quanto Cattaneo fosse lungimirante».
Ma non ci sono solo lettere di Cattaneo. Gli incartamenti che l'Università dell'Insubria custodirà nell'apposito «Centro internazionale insubrico Carlo Cattaneo e Giulio Preti per la filosofia, l'epistemologia, le scienze cognitive e...» (il nome è lunghissimo ma all'ateneo lo trovano molto cattaniano) è una miniera tutta da scavare con inediti di ogni genere che forniscono i retroscena di quella diaspora federale e repubblicana che ai Savoia fece comodo, a volte, ma non piacque mai. «C'è una proposta di Carlo Pisacane, che poi morì in una sfortunata spedizione nel Regno delle Due Sicilie relativamente alla costituzione di un esercito popolare in Lombardia, ci sono scritti di Mazzini, il carteggio di Cattaneo con Enrico Cernuschi... Senza contare curiosità incredibili: c'è una lettera di Lincoln a Repetti. Lo ringrazia per avergli inviato la copia di un libro di Mazzini. Non deve stupire: pochi lo sanno ma Repetti fece parte di quei volontari che combatterono nella guerra civile americana componendo le "Garibaldi Guards". Anzi, quando Lincoln cercò di avere Garibaldi in persona fu lui che gestì i contatti. Ma non se ne fece nulla...».