«La cattedrale non può diventare una moschea»

Il presule della città spagnola ha detto no alla comunità musulmana che chiede di raccogliersi nella chiesa che secoli fa era un tempio islamico

André Glucksmann è un intellettuale scomodo. Mentre il suo Paese, la Francia, si schierava contro la guerra in Irak lui sosteneva le ragioni dell’amministrazione Bush; quando l’Europa corteggiava Putin lui non smetteva di urlare la propria indignazione per gli orrori compiuti dall’esercito russo in Cecenia. Dall’11 settembre la sua ossessione è il terrorismo islamico, ma nei suoi scritti si è sempre sforzato di capire il mondo musulmano, rifiutando i giudizi sommari. Sempre controcorrente, Glucksmann, 69 anni, ebreo di origine austriaca, ha accettato di commentare con il Giornale i dati del sondaggio che rivela le crescenti preoccupazioni degli italiani di fronte al problema dell’integrazione degli immigrati musulmani.
Nel nostro Paese il 97% dei cittadini ritiene che «prima delle sue tradizioni un islamico debba rispettare le leggi italiane». Hanno ragione?
«Certamente. Bisogna che l’Italia, come qualunque altro Paese imponga le proprie leggi, tanto più se riguarda reati come l’infibulazione o la segregazione delle donne. Non sono possibili eccezioni».
E chi non rispetta le nostre consuetudini, magari invocando la disobbedienza in nome di valori religiosi?
«La risposta deve essere ferma: con le punizioni previste dalla legge nei confronti di cittadini italiani. Gli stranieri devono sapere che rischiano la revoca del permesso di soggiorno e l’espulsione dal Paese».
Secondo lei esiste il rischio che il processo di integrazione degeneri in una crisi sociale?
«Certo, se lo Stato non fa nulla per affrontare il problema. Il rispetto delle leggi non può essere episodico o casuale. E non deve certo essere parziale: qui non si tratta di imporre leggi ad hoc solo per i musulmani, sarebbe grave se questo accadesse. Occorre semplicemente che tutti, senza distinzioni religiose o etniche, si sentano tenuti a rispettare le norme approvate dal Parlamento e condivise dalla società. Lasciar correre è uno sbaglio gravissimo, che finisce per fare il gioco delle minoranze che non vogliono l’integrazione e hanno come obiettivo la violenza e lo scontro di civiltà».
Perché parla di minoranze?
«Per voi italiani l’integrazione degli stranieri è un problema recente e dunque non avete esperienza in merito. Le vostre reazioni evocano, parzialmente, quelle dei francesi che il secolo scorso erano a disagio di fronte agli immigrati di allora, che erano... per lo più italiani e polacchi. Talvolta quel disagio sfociò in un razzismo, che ora sembra inconcepibile. Nel Duemila l’esperienza maturata da Paesi come la Francia o la Gran Bretagna dimostra che è sbagliato pensare che i musulmani siano tutti uguali».
Lei, dunque, pensa che l’integrazione sia possibile?
«Nella maggior parte dei casi sì. Oggi il 90% dei musulmani in Francia dichiara di sentirsi innanzitutto francese e solo in seconda battuta islamico. Il 72% non prova sentimenti di ostilità nei confronti degli ebrei. Inoltre, le statistiche dimostrano che il tasso di fecondità nelle famiglie musulmane diminuisce molto rapidamente e si allinea alla media del Paese. Questo significa che dopo qualche anno trascorso in Occidente anche gli islamici adottano i nostri stili di vita, rinunciando, ad esempio, ad avere molti figli, come invece continuano a fare gli immigrati appena arrivati in Europa. Non è questo il vero problema».
E qual è, allora?
«È rappresentato dai fondamentalisti islamici. Con loro esiste davvero un problema, che nelle forme più estreme conduce al terrorismo. Gli integralisti si appropriano arbitrariamente dei valori della religione e del Corano, ma noi non dobbiamo seguire le loro logiche. Al contrario: è indispensabile che l’Occidente sappia distinguere tra i musulmani e queste minoranze fanatiche e sanguinarie, che peraltro esercitano la propria violenza soprattutto contro gli islamici. Dobbiamo combattere con fermezza il terrorismo, ma non tutto l’Islam».
Eppure le civiltà giudaico-cristiane si dimostrano più tolleranti, in materia di libertà religiosa, della maggior parte dei Paesi musulmani. Nel nostro sondaggio il 56% degli italiani invoca la reciprocità...
«È una richiesta legittima, che però va rivolta ai governi islamici. Ritengo che Benedetto XVI abbia fatto bene a porre il problema della violenza degli integralisti islamici. Mi colpisce molto l’assenza di una condanna forte e inequivocabile del terrorismo da parte delle più alte autorità morali e religiose islamiche. Non credo però che si tratti di un problema religioso. Durante la prima guerra mondiale i vescovi francesi e belgi invitavano a uccidere i nemici, e altrettanto facevano quelli tedeschi o austriaci. Noi europei non eravamo molto pacifici allora e c’è voluto tempo per indurre le nostre civiltà ad adattarsi alla non violenza. Quel che accade nell’Islam è una ripetizione di quel che noi abbiamo già vissuto».
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