Cattolica, due anni di shopping in Italia e all’estero

da Milano

Stabilizzata la base grazie all’asse azionario con la spagnola Mapfre e Banca Popolare di Vicenza, Cattolica non lascerà nulla di intentato per chiudere nuove acquisizioni sia in Italia sia all’estero. L’amministratore delegato Ezio Paolo Reggia espone alla comunità finanziaria il new deal di Cattolica che nel 2010 registrerà un utile netto consolidato di 195 milioni (con una crescita media annua del 6%) a fronte di una raccolta premi di 5,3 miliardi e di un combined ratio del 93 per cento. All’estero l’obiettivo è puntato sull’Est Europa, Romania in testa, mentre in Italia la compagnia veronese guarda a Nuova Tirrena. «Non ci risulta che sia in vendita ma se accadesse saremmo molto interessati» ha confermato Reggia, aggiungendo di attendere sviluppi anche per il polo meridionale della bancassurance di Intesa Sanpaolo. «Cercheremo di fare la nostra parte, Intesa non è una banca lontanissima da noi. Ma per Mps Vita c’erano 29 concorrenti».
Opportunità che Reggia vuole cogliere in modo «sistematico» sfruttando l’eccesso di capitale di Cattolica. L’orizzonte temporale corrisponde alla prima metà del piano industriale: un paio di anni, al termine dei quali se lo shopping fosse diventato «un’utopia e non prima di averle tentate tutte» Cattolica potrebbe pensare a operazioni di capital management, compreso un possibile buy back o un dividendo straordinario. Reggia, che alcuni mesi fa ha visto tramontare insieme all’annunciato matrimonio con Popolare di Verona anche il rischio di spaccare in due il proprio gruppo, può contare su un capitale in eccesso prossimo a 100 milioni. Cifra destinata a salire a 300-400 milioni a fine piano, complici le numerose operazioni straordinarie a servizio anche della joint venture con Mapfre sull’auto. Alleanza che quest’anno si tradurrà in un «picco» degli utili, ha proseguito Reggia, precisando di vedere «con favore» la volontà degli spagnoli di salire fino al 15% anche se una fusione è da escludere: «È una bellissima suggestione ma non c’è nulla». Al contrario Cattolica, che resterà una cooperativa, ha «due soci cooperatori con un progetto industriale».