«Cattolici e Islam sono su piani diversi»

da Roma

Retromarcia o no, l’idea del cardinale Martino ha smosso le acque su un tema che presto o tardi diventerà di pregnante attualità. «Inaccettabile insegnare il Corano a scuola», ha detto Marcello Pera, e Maurizio Gasparri (An) si dice pronto a «sottoscrivere completamente le sue parole». «Religione cattolica e Islam non vanno messi sullo stesso piano», aggiunge. Timorosa sulle conseguenze dell’insegnamento della religione musulmana nelle scuole è la sottosegretaria alla Giustizia, Jole Santelli (Fi). «Un salto nel vuoto - lo definisce -. Spingersi fino a questo sembra davvero troppo». Timori che il leghista Mario Borghezio riassume nello slogan: «No agli imam nelle nostre scuole». Borghezio attacca direttamente il cardinal Martino, definendolo addirittura un «don Abbondio». Più argomentata la posizione di don Gianni Baget Bozzo, che comunque trova «incredibile» che un cardinale possa aver pronunciato quella proposta senza «rendersi conto di tutti i problemi che essa suscitava».
«La Chiesa - prosegue Baget Bozzo -, al pari dello Stato italiano, è un’istituzione, l’Islam non lo è. Quale sarebbe la controparte islamica dello Stato italiano?». A queste argomentazioni il ministro Mario Landolfi (An) aggiunge l’esigenza della reciprocità: «È quello lo sforzo da fare...». Ci vuole prudenza, sottolinea il sottosegretario Alfredo Mantovano (An): guai a «bruciare le tappe» prima di «affrontare la questione dei soggetti con cui trattare». Posizione simile a quella del leader della Margherita, Francesco Rutelli, che si dichiara «favorevole» in linea di principio, ma sottolinea anche lui il requisito della reciprocità, «perché nel momento in cui apriremo gradualmente questa strada, dobbiamo pretendere che ci sia la stessa piena libertà di esercizio della religione cattolica anche nei Paesi islamici». Mauro Fabris (Udeur) vede nella proposta di Martino una «conferma che la Chiesa cattolica è più rispettosa e tollerante», anche di singole persone, come il presidente del Senato. Contro il quale si scaglia Enrico Letta (Margherita): «Da Pera viene una spinta incendiaria di cui non c’è bisogno: su questi temi non bisogna accendere fuochi ma piuttosto occorrono secchiate d’acqua».
La terza posizione è indicata dalla moderatora della Tavola Valdese, Maria Bonafede, secondo la quale «a scuola non dovrebbe esistere nessun insegnamento confessionale». Un’idea condivisa da Emma Bonino, leader della Rosa nel pugno: «Penso che nella scuola pubblica andrebbero impedite le lezioni di ogni fede. La formazione religiosa, in termini cattolici, può essere solo catechesi, cioè insegnamento spirituale, morale. Dunque la facciano i cattolici nelle parrocchie, i musulmani nelle moschee, gli ebrei nelle sinagoghe. La religione deve tornare a essere un fatto privato, e nelle scuole si dovrebbe insegnare piuttosto “storia delle religioni”». Anche l’altro leader della Rosa nel pugno, Enrico Boselli, teme che la proposta di Martino «rischi di aggravare il problema». Problema costituito dal Concordato, «che va superato».