Cattolici-liberisti, il modello polacco neo conservatore

Massimo Introvigne

I polacchi hanno girato pagina e svoltato a destra. Il terremoto elettorale ha portato ai primi posti due formazioni conservatrici, il Partito della legge e della giustizia (PiS) e la Piattaforma Civica (PO). Insieme - «condannati» ad allearsi - PiS e PO hanno una salda maggioranza assoluta. Pur diversi, entrambi s’ispirano al mondo neo-conservatore americano.
La Piattaforma Civica è rigorosamente liberista e propone la tassa unica - una proposta che seduceva anche la Merkel - al 15%, come cura che dovrebbe permettere l’ingresso nell’euro a breve scadenza. Il PiS, «teo-conservatore» e cattolico, è presentato da una certa stampa europea come assistenzialista, ma in Italia sarebbe a destra di Tremonti: se rifiuta la tassa unica, e non ha fretta di entrare nell’euro, propone un programma di tagli fiscali graduali che portino entro il 2009 al tetto del 18% per le famiglie e del 28% per le imprese.
Dal momento che le lezioni di un centrodestra vincente sono sempre interessanti, specie in Italia, vale la pena di dare un’occhiata al pensiero del vincitore, il leader del PiS Jaroslaw Kaczynski, probabile futuro primo ministo, mentre il fratello gemello e popolare sindaco di Varsavia Lech Kaczynski è in corsa per la presidenza della Repubblica, ma dovrà probabilmente lasciarla in caso di coalizione con la Piattaforma a un esponente di quest’ultima. Jaroslaw Kaczynski si interessa da anni dell’Europa, e rivendica con forza la vocazione europea della Polonia, ricordandone la partecipazione alle vicende europee nel corso della sua lunga storia. Pensa che la Polonia non sia la frontiera orientale dell’Unione Europea: parte del suo programma è la proposta di allargamento all’Ucraina, dove le recenti lotte intestine fra i protagonisti della rivoluzione democratica del 2004 non sembrano però favorire per il momento il progetto.
Esponente storico di Solidarnosc, amico di Giovanni Paolo II e con ottime relazioni nell’episcopato, Kaczynski lascia intendere una stretta collaborazione con i vescovi sui problemi morali, anche se su diverse questioni delicate probabilmente non riuscirà a trovare una maggioranza in Parlamento. I teo-con cattolici di Kaczynski dovranno trovare qualche compromesso con i neo-con libertari della Piattaforma.
Kaczynski non si è astenuto dal criticare la Costituzione europea per il mancato riferimento alle radici cristiane. Contrappone il conservatorismo che conosce le sue radici al «costruttivismo» burocratico che, come ha scritto, produce a Bruxelles una «legislazione morbosa, diventando un oggetto di facili attacchi e beffe. La famigerata concezione della corretta forma di cetriolo legale e illegale, le controversie riguardanti il formaggio pecorino o la vodka alle prugne, tutto questo deve definitivamente finire». In politica estera il Kaczynski-pensiero si definisce «euro-atlantico»: «Dobbiamo fare tutti gli sforzi possibili, affinché l'Europa non sia costruita sui fondamenti del complesso antiamericano, affinché il combustibile per questo forno, che riscalda l’Europa non sia proprio l’antiamericanismo». E per la lotta al terrorismo, di cui teme i legami con la criminalità organizzata, ha inserito nel programma elettorale una proposta perfino sorprendente per un cattolico solidarista: tenere i condannati in carcere almeno fino a quando abbiano davvero scontato i due terzi della pena, eliminando proprio quei facili sconti e i benefici che un esponente del PiS ha definito «copiati dal sistema italiano».