Cattolici spagnoli in piazza contro i matrimoni tra gay

Domani vescovi in testa alla manifestazione di Madrid

Gabriele Villa

Tutti in piazza, ancora una volta. Tutti nella stessa piazza, domani, dove la Vergine dell'Almudena, protettrice di Madrid è stata già innalzata quest’autunno per dire no all'offensiva laica del governo. Per dire no al fuoco concentrico aperto del premier Zapatero, fin dal giorno della sua salita alla Moncloa, contro i tutti i baluardi dell'Iglesia catolica d'España. Dal divorzio, all'eutanasia, ai matrimoni omosessuali. Il provvedimento forse più sconvolgente che ha ottenuto un primo via libera dalla maggioranza dei deputati in aprile, cui manca solo il sì definitivo del Senato. E proprio contro le unioni gay protesteranno l'uno accanto all'altro, per la prima volta, almeno una ventina di vescovi spagnoli. Alla testa del corteo, come annunciato dal Forum spagnolo della famiglia, il movimento promotore della marcia, sarà l'arcivescovo di Madrid, il cardinale Antonio Maria Rouco Varela, che avrà al suo fianco i cinque vescovi ausiliari della diocesi. Poi, in ordine sparso, altre autorevolissime presenze: dal vescovo di Toledo, monsignor Antonio Canizares, che è anche vicepresidente della conferenza episcopale spagnola, all'arcivescovo di Granada, monsignor Javier Martinez. Presenze che non sorprendono, se si considera che i vertici della Chiesa spagnola, con un comunicato diffuso nei giorni scorsi, avevano ridato fuoco alle polveri della crociata contro il laicismo dilagante, facendo sapere di appoggiare ufficialmente la manifestazione. Risultato? Una risposta immediata e massiccia di tutte le forze cattoliche del Paese. La mobilitazione, cui ha aderito anche il partito popolare, anche se gli organizzatori si sono affrettati a precisare che l'iniziativa non ha valore politico, porterà infatti domani a Madrid centinaia di migliaia di persone.
A rendere più accesi i toni della vigilia, un intervento durissimo del vescovo di Segorbe-Castellon, monsignor Juan Antonio Reg Pla, che è anche il presidente della commissione episcopale della famiglia secondo cui «la legge sulle coppie omosessuali non è altro che la punta di un iceberg di un piano demolitore concepito dal laicismo militante e dal femminismo radicale il cui obiettivo finale è quello di distruggere la civilizzazione cristiana». Sotto accusa, dunque, mai come in questo momento, il provvedimento di legge del governo Zapatero che equipara le coppie gay al matrimonio concedendo anche il diritto di adottare i figli.
Ma, per la cronaca, domani ci saranno anche assenze di rilievo. È poco probabile infatti che partecipi all'evento il presidente dei vescovi spagnoli, Ricardo Blazquez, titolare della diocesi basca di Bilbao ed eletto al vertice della Chiesa spagnola nei mesi scorsi proprio al posto di Rouco Varela. Non ci sarà neanche l'arcivescovo di Siviglia, il cardinale Carlos Amigo Vallejo, come del resto il suo collega di Barcellona, Lluis Martinez Sistach. Se infatti la gran parte dei vescovi è contraria alla politica del governo Zapatero in materia di famiglia, aborto, e unioni omosessuali, qualcuno nelle gerarchie ecclesiastiche teme che un conflitto troppo acceso con il governo rischi di isolare la Chiesa all'interno della società spagnola. In questo contesto, a proposito di preoccupazioni, è da rilevare che un’altra questione spinosa sta per essere affrontata: la settimana prossima cominceranno infatti i negoziati fra la Chiesa e il governo sull'insegnamento della religione cattolica nella scuola e sullo statuto di cui devono godere i professori. Anche su questo terreno il premier Zapatero ha mostrato, dall’inizio del suo mandato, di voler attuare una vera e propria rivoluzione con l’obbiettivo di spogliare la Chiesa di alcuni privilegi fiscali e di togliere il primato dell’ora di religione cattolica nelle scuole.
Ancora un’annotazione. Non per «sbarrare il passo ai cattolici» ma per «gridare forte» i loro diritti, scenderanno in piazza domani a Madrid, poche ore prima della manifestazione del "Forum per la Famiglia", anche i fedelissimi della Federazione Gay e Lesbiche. «Il nostro atteggiamento è di rispetto», ha precisato la portavoce Beatriz Gimeno, ma il Pp, i cui esponenti parteciperanno al corteo contro le unioni gay, «commette un errore grave perché vi sono molti cittadini omosessuali che lo votano».