Un cattolico nella rossa Toscana

Francesco Gambaro

Più che il diario di un conservatore, il libro di Pucci Cipriani, cattolico tradizionalista per definizione, è la storia di una cultura sommersa e dimenticata per troppo tempo. Quella della cultura cattolica nella Toscana del secondo dopoguerra, un'altra Toscana, lontana anni luce dalla regione rossa e anticlericale, alla quale siamo abituati a pensare. «L'altra Toscana. Diario di un conservatore» è appunto il titolo del libro che Cipriani ha dato alle stampe al termine del suo sesto decennio di vita. Ieri l'autore ha scelto di presentare la sua ultima fatica letteraria a Genova nella sala Barabino del Teatro della Gioventù, insieme al consigliere comunale di Alleanza Nazionale Giuseppe Murolo, a Piero Vassallo, Luciano Garibaldi e al caporedattore de «Il Giornale» (edizione genovese) Massimiliano Lussana. Forse perché - come ha ricordato lo stesso Cipriani - a Genova è avvenuto il suo battesimo da tradizionalista, negli anni 60 all'epoca della distruzione del governo Tambroni. In quasi trecentocinquanta pagine Pucci Cipriani ricorda con orgoglio e ironia (da toscano verace) tutti gli anni spesi a battersi contro il conformismo dominante: da quando venticinquenne diventò consigliere comunale democristiano, a quando, quindici anni dopo, importò in Italia il movimento Anti 89 contro la Rivoluzione francese («la storia di una crociata contro la Croce» per dirla con le parole del giornalista Francois Brignau). Fino all'idea di candidarsi alla Camera con la neonata Alleanza Nazionale.
Ma il libro di Pucci è soprattutto un viaggio nella memoria, un tuffo nel passato dal quale riemergono i ricordi del bambino che a otto anni passa i pomeriggi a pattinare ascoltando «Vola Colomba». E che, dopo essersi rovinato un polpastrello nella caduta, durante l'operazione di ricucitura si aggrappa al Crocifisso donatogli da una suora infermiera. Fino ad esclamare al termine dell'intervento: «Non ho sentito alcun male, è stato Gesù». Ha ragione allora Garibaldi quando sostiene che il libro di Cipriani «è un ritorno alle origini che ci riporta con emozione al tempo in cui da bambini eravamo chirichetti, fieri di esserlo».
Mentre Massimiliano Lussana ha sottolineato come il «Diario di un conservatore di oggi non è quello di Cipriani, perché la conservazione nel significato negativo della parola, come mediocre difesa dello status quo, non è certo a destra, ma tutta dall'altra parte». E il caporedattore de Il giornale si augura, non senza una vena polemica, di avere presto «un'altra Liguria, oltre a un'altra Toscana, che può nascere solo dall'orgoglio e dall'identità di chi è stato minoritario».