«Un cattolico non può votare i Dico»

Fisichella </B>Pronti a riempire le piazze per dire no a questa legge

da Roma

«Spero che i politici cattolici che dissentono dalla Chiesa abbiano almeno letto il catechismo...». Monsignor Rino Fisichella, rettore della Lateranense commenta le parole del Papa e le applica ai «Dico», annunciando che «il popolo cattolico» è pronto a scendere in piazza.
Le parole di Benedetto XVI si applicano al caso italiano?
«Il Papa ha ribadito che un ordinamento giuridico che non si riferisca alla legge naturale non ha spessore. La legge naturale non è una teoria confessionale, è la ragione stessa che conosce alcuni principi universali: la necessità di fare il bene ed evitare il male, il rispetto per la vita, la famiglia, la giustizia, la solidarietà. Le parole del Pontefice si applicano al caso italiano se l’Italia appartiene al nostro mondo...».
Perché la contrarietà ai «Dico»?
«Il problema del ddl è quello di dare valenza giuridica a dei diritti che sono propri della famiglia».
La coppia di fatto non è famiglia?
«La nostra Costituzione definisce famiglia l’unione di un uomo e di una donna nel matrimonio, religioso o civile che sia. Quel disegno di legge non solo indebolisce la famiglia, ma è una provocazione nei confronti dei giovani a non assumere gli impegni del matrimonio. Non capisco poi certe reazioni: un film se lo fa Lino Banfi è educativo, se lo fa Mel Gibson è diseducativo? Stiamo attenti ai contenuti violenti ma anche a certe distorsioni della famiglia che vengono veicolate in tv».
Il testo del ddl ha tenuto in parte conto delle vostre istanze?
«Bisogna dare atto che è stato fatto uno sforzo di arrivare a una formulazione accettabile, purtroppo lo sforzo non è riuscito. Non possiamo accettare questo ddl e mi preoccupo quando sento dire che si tratta di un punto di equilibrio oltre il quale non è possibile andare».
Perché si preoccupa?
«Penso che così difficilmente possa essere votato da un parlamentare cattolico. L’insegnamento della Chiesa è chiaro e vincolante. Leggo che alcuni politici si definiscono “cristiani laici”. Spero che abbiano letto almeno il catechismo e non credo che qualcuno voglia spingerci a mettere in campo la nostra capacità organizzativa per far comprendere che il nostro popolo vuole restare fedele a certi principi, ed è pronto anche a riempire piazza San Giovanni...».
Il teologo Lorenzetti ha definito «accettabile» il ddl...
«Questo tentativo di presentare un magistero parallelo è destinato a fallire. Giornali e tv vanno a caccia di queste posizioni che però non possono essere messe sullo stesso piano di quelle dei vescovi».
I parlamentari cattolici ulivisti rivendicano la loro autonomia.
«È giusto essere gelosi della propria autonomia, ma il cattolico è obbligato a confrontare la propria coscienza con gli insegnamenti della Chiesa e quando ciò che fa non è conforme, deve riflettere sul suo essere cattolico».