Catturato D’Avanzo, il killer poeta. "Per fortuna siete carabinieri..."

"Spadino", evaso da Opera la scorsa primavera, temeva i sicari. Arrestato mentre si faceva fare un tatuaggio

Dopo un delitto su commissione, aveva fatto in carcere appena 12 anni. Poi subito in semilibertà, usata chissà come, fino al mancato rientro il 4 aprile di quest’anno. Quindi sei mesi uccel di bosco, poi l’arresto mentre si stava facendo tatuare un samurai. «Carabinieri? Per fortuna: pensavo foste sicari venuti a uccidermi». È stata l’unica reazione di Salvatore «Spadino» D’Avanzo quando si è visto accerchiato dagli uomini della compagnia Monforte. Quello dei tatuaggi, infatti, era uno degli espedienti per mutare radicalmente fisionomia dopo la fuga dal carcere.
D’Avanzo, classe ’62, ha iniziato la carriera a 15 anni con il primo arresto per furto d’auto, utilizzando lo spadino, da cui il soprannome, per aprire le portiere. Poi via via furti e rapine fino all’omicidio su commissione. E come killer a pagamento si mette al servizio delle cosche siciliane per eliminarne i nemici della cosche, come Diego Bonura, in guerra con i Vitale per il controllo di Stadera.
Nell’80 «Spadino» lo attira in un agguato lungo il Naviglio Pavese, gli spara alla testa, poi lo finisce a picconate e lo seppellisce. Un pentito di mafia svelerà poi il movente, mandante ed esecutore di quell’uccisione e D’Avanzo nell’89 si beccò un bell’ergastolo. Ma in carcere rimane relativamente poco. Finisce a Opera dove la buona condotta e la sua vena letteraria (scrive racconti e poesie d’amore, che animo sensibile!) nel 2001 gli fanno ottenere la semilibertà. Mentre la sua non comune abilità al computer gli consente di ottenere un posto da impiegato.
Riga dritto per sette anni fino a questa primavera quando opta per la latitanza. La sera del 4 aprile lascia la sua vettura con i fari accesi e le porte aperte fingendo un rapimento. Per il suo proposito conta sulla collaborazione degli altri compagni di cella che spargono la notizia di una sua certa uccisione. Lui invece riprende l’attività criminale in una banda con diramazioni internazionali, Europa e Sud America, costituito proprio in carcere e in particolare con i semiliberi: detenuti modello di notte, banditi di giorno.
Furbo come una volpe, cambia completamente aspetto: si tinge i capelli bianchi, sostituisce gli occhiali con lenti a contatto, abbronza la pelle pallida e riempie il corpo di tatuaggi. Rendendosi irriconoscibile, fino a quando il bandolo della matassa non viene scoperto a Locate Triulzi, nel pavese, dove i carabinieri scoprono i suoi documenti. Da lì l’individuazione del latitante che viveva tra Milano e Rozzano, con puntate a La Spezia, Imperia e San Remo, per sfogare la sua passione per il gioco d’azzardo, movimentando una gran massa di denaro. L’altro giorno l’arresto con la paura di essere stato individuato dai suoi nemici. «Per fortuna siete carabinieri».