Catturato dagli americani Muhammed Hila Hammad Ubaydi, uno dei capi dell’Esercito segreto islamico: ha «forti collegamenti con Al Zarqawi» Preso in Irak il sequestratore della Sgrena

Secondo i carabinieri dei Ros, il terrorista è implicato anche nell’uccisione di Fabrizio Quattrocchi e di Enzo Baldoni

Fausto Biloslavo

Una delle menti dei sequestri di ostaggi italiani in Irak è stato catturato un mese fa grazie alla collaborazione fra l’antiterrorismo di Bagdad, l’intelligence americana e i servizi di altri Paesi della coalizione, fra i quali potrebbe esserci anche il Sismi. Il terrorista arrestato si chiama Muhammed Hila Hammad Ubaydi e, secondo gli Usa, «ha forti collegamenti con Abu Musab Al Zarqawi, il capo di al Qaida in Irak». Il suo nome di battaglia è Abu Ayman e gli americani sono convinti che sia il «principale sospettato per il rapimento di Giuliana Sgrena», la giornalista del Manifesto, sequestrata per un mese a Bagdad. Non solo: i carabinieri del Reparto operativo speciale collegano Abu Ayman con il rapimento e l’uccisione del giornalista free lance, Enzo Baldoni, e con il primo sequestro dei quattro addetti alla sicurezza italiani, uno dei quali, Fabrizio Quattrocchi, fu barbaramente ucciso.
Abu Ayman era il capo dell’Esercito segreto islamico nella provincia di Babil, alleato con i terroristi di Al Qaida. Del suo clan, gli Ubaydi, facevano parte molti ufficiali dei servizi segreti ai tempi di Saddam. Lo stesso Abu Ayman era un aiutante del capo di stato maggiore dell’Istikbarat, l’intelligence militare. Dopo l’attacco alleato entrò in clandestinità alleandosi con Al Zarqawi. L’Esercito segreto islamico è un gruppo estremista sunnita apparso per la prima volta nel 2004 con volantini inneggianti ad Al Qaida, affissi all’esterno delle moschee di Ar Ramadi, una roccaforte della guerriglia nel triangolo sunnita.
Il gruppo si è specializzato ben presto in rapimenti e attentati con autobombe. Rimase famoso il sequestro del filippino Hafidh Amer, alias Angelo della Cruz, che si occupava dei rifornimenti alle basi americane. Minacciando di decapitarlo i sequestratori convinsero il governo di Manila a ritirare dall'Irak il suo piccolo contingente di una cinquantina di uomini. «Abu Ayman è il principale sospettato di diversi rapimenti, uccisioni di ostaggi e letali attentati contro le forze di coalizione e quelle irachene», si legge nel comunicato del comando Usa che ne annuncia l’arresto. In realtà il terrorista è stato catturato il 7 marzo, ma si è atteso un mese per avere la conferma della sua identità grazie all’esame del Dna. Gli americani sono convinti che sia il regista del sequestro della Sgrena rapita a Bagdad il 4 febbraio dello scorso anno e rilasciata un mese dopo. «Non credo di essere stata tenuta in ostaggio da un gruppo legato ad Al Zarqawi», ha detto ieri l’inviata del Manifesto spiegando di non conoscere alcun Abu Ayman.
L’Esercito segreto islamico, invece, aveva rivendicato il sequestro e poi l’uccisione di Baldoni, con tanto di video e foto. I carabinieri del Ros hanno preparato un rapporto per la procura di Roma, che indaga sui sequestri degli italiani in Irak, in cui darebbe per certa la partecipazione di Abu Ayman nel rapimento del free lance, assassinato nell’agosto del 2004. La zona dove è avvenuto il sequestro, a sud di Bagdad, soprannominata il «triangolo della morte» è un’area controllata dagli estremisti sunniti e dell’Esercito segreto islamico. L’aspetto più interessante è che gli inquirenti, i quali chiederanno di poter interrogare il terrorista, stanno accertando un possibile collegamento anche con il primo sequestro di italiani. Il 13 aprile 2004 Salvatore Stefio, Umberto Cupertino, Maurizio Agliana e Fabrizio Quattrocchi, che cercavano lavoro in Irak come addetti alla sicurezza, furono presi in ostaggio. Quattrocchi venne quasi subito ucciso con un colpo alla nuca. I tre ostaggi sopravissuti furono liberati in giugno con un blitz dei corpi speciali Usa, che arrestarono due carcerieri: Hamid Hilla Faoud Al Gurari e Hamad Hallal Hamod Al Obaydi. Il cognome di quest’ultimo è molto simile a quello di Abu Aymad, a tal punto che gli investigatori sospettano che possa trattarsi di suo fratello. Sulla testa dei due carcerieri, interrogati a Bagdad dai carabinieri, pende un'ordinanza di custodia cautelare per sequestro di persona a scopo di terrorismo, emessa dal gip del tribunale di Roma, Carmelita Russo.
In Irak anche ieri guerriglia all’attacco: un’autobomba è esplosa a Najaf, vicino al mausoleo dell’imam Alì: 13 i morti, 40 i feriti. E anche ieri stallo nella situazione politica: il premier incaricato, lo sciita Ibrahim al Jaafari - la cui rinuncia all’incarico è chiesta da sunniti, curdi a parte degli sciiti, nonché dal presidente Usa George W. Bush - ha ribadito che non intende mollare. Bush ha inviato una lettera alla guida spirituale degli sciiti iracheni, il grande ayatollah Ali al Sistani. Non si sa che cosa il capo della Casa Bianca abbia scritto, ma si sa che il religioso rifiuta di leggere la missiva.