Catturato uno dei capi talebani

da Islamabad

Mansour Dadullah, un importante capo dei talebani che era stato liberato dalle carceri afghane nel marzo dello scorso anno insieme ad altri quattro compagni per ottenere la liberazione dell’inviato di Repubblica Daniele Mastrogiacomo sequestrato per due settimane, è stato ferito e catturato ieri da militari pakistani nel corso di un’operazione al confine con l’Afghanistan.
La sparatoria è avvenuta nei pressi della località di Qila Saifullah, nella regione sudoccidentale del Belucistan: qui Mansour Dadullah, proveniente dall’Afghanistan, stava cercando di entrare in territorio pakistano. Altri cinque talebani sono stati catturati nell’operazione, avvenuta grazie a indicazioni dei servizi segreti e soli tre giorni dopo la rinnovata denuncia degli Stati Uniti che i talebani trovano rifugio in Pakistan.
Il giovane Mansour Dadullah aveva preso il comando delle forze ribelli della regione meridionale afghana di Helmand a maggio, dopo la morte del fratello maggiore Mullah Dadullah, ucciso in un’operazione congiunta della Nato e dei militari afghani. Quest’ultimo era stato la mente del sequestro Mastrogiacomo.
Il ministero dell’Interno pachistano afferma che uno dei talebani è morto in seguito alle ferite, ma che Mansour è fuori pericolo, contrariamente a quanto riferito in precedenza da fonti giornalistiche afghane.
In dicembre erano corse voci che il Mullah Omar, l’emiro supremo dei talebani ricercato dal 2001, lo aveva «destituito» dal comando perché «indisciplinato». Fonti diplomatiche a Kabul sostengono che Mansour Dadullah fosse coinvolto in negoziati di pace in corso quel mese a Helmand. Processo al quale venne posta brusca fine, con l’espulsione di due diplomatici britannici, cacciati dal presidente Hamid Karzai che denunciò di non essere stato informato delle trattative. Mansour negò all’epoca di essere stato destituito, ma altri portavoce confermarono.