Catturato il numero due di Cosa Nostra

Agrigento Dopo l’arresto di Giuseppe Falsone, avvenuto il 25 giugno scorso a Marsiglia, era stato indicato come il nuovo capo provinciale di Cosa Nostra ad Agrigento in solitudine. Una sorta di numero 2 del gotha mafioso, alle spalle del boss trapanese Matteo Messina Denaro, considerato l’erede di Totò Riina e Bernardo Provenzano. Non a caso era inserito nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi diffuso dal ministero dell’Interno, che adesso si è praticamente dimezzato.
Gerlandino Messina, 38 anni, arrestato ieri pomeriggio a Favara dai carabinieri del Gis, ventottesimo superlatitante preso dal 2008, aveva scalato velocemente le gerarchie di Cosa Nostra. Appartiene a una «famiglia» di Porto Empedocle che ha solide e robuste tradizioni mafiose. Il padre, Giuseppe, venne ucciso nel 1986 durante una faida con gli «stiddari» e anche lo zio Antonino ha fatto la stessa fine. Gerlandino, nonostante il diminuitivo del suo nome molto diffuso ad Agrigento, è ritenuto un boss di prima grandezza e un killer spietato. Secondo i giudici avrebbe avuto un ruolo anche nel sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo, il figlio del pentito Santino poi sciolto nell’acido. Condannato all’ergastolo per associazione mafiosa e vari omicidi, tra i quali quello del maresciallo dei carabinieri Giuliano Guazzelli, era latitante da undici anni. Dal 2001 le ricerche del boss si erano estese anche all’estero. Del resto anche Falsone, aveva preferito trovare rifugio in Francia e cambiarsi i connotati, prima di essere egualmente scovato. Fu proprio Falsone, a indicare Messina come suo vice, nonostante la resistenza feroce dei clan rivali. Porto Empedocle, il paese natale dello scrittore Andrea Camilleri a un tiro di schioppo da Agrigento, da alcuni decenni è infatti teatro di una sanguinosa guerra di mafia contrassegnata da stragi plateali e da una catena di omicidi.