Caucaso, torna l’ordine a Nalcik Più di cento le vittime nell’assalto

Roberto Fabbri

A trentasei ore dall’inizio dell’assalto della guerriglia cecena, gli ultimi focolai di resistenza sono stati soffocati e la calma è tornata a Nalcik. Eseguendo alla lettera gli ordini del determinatissimo presidente Vladimir Putin («uccideteli tutti»), alle otto e mezza di ieri mattina le teste di cuoio russe hanno sfondato con un blindato un muro di un negozio e vi hanno fatto irruzione sparando e lanciando granate: sono morti così i tre guerriglieri che vi si erano asserragliati con due commesse tenute in ostaggio. Poche ore dopo le forze speciali hanno dato l’assalto con lo stesso sistema anche alla sede dell’amministrazione carceraria: gli otto terroristi che trattenevano sotto la minaccia delle armi cinque poliziotti hanno tentato allora la fuga a bordo di un furgone, ma la loro corsa è finita contro un albero. Ne è seguita una sparatoria al termine della quale nessuno di loro era più in vita.
Non è stato precisato quanti ostaggi abbiano pagato con la vita l’uso della forza bruta da parte delle teste di cuoio: in Russia, purtroppo, la pelle dei cittadini inermi che hanno la sventura di trovarsi nel mezzo di scontri con i terroristi vale molto poco anche per le autorità. Ma è anche vero che le possibilità di ottenere qualsiasi concessione da parte dei terroristi ceceni sono praticamente nulle. Più chiaro sembra invece essere il bilancio complessivo di queste trentasei ore di incubo: i morti sarebbero 108, tra i quali 72 guerriglieri e 24 uomini delle forze di sicurezza russe. Il resto sarebbero civili. Si contano anche un centinaio di feriti ancora ricoverati.
Dal momento che risulta che non meno di 25 guerriglieri siano caduti vivi in mani russe, esiste la possibilità di avere informazioni su chi siano non solo gli autori, ma anche i mandanti della sanguinosa azione di Nalcik. È certo che tra le vittime c’è anche Iless Gorchkanov, capo dell’organizzazione integralista islamica Yarmuk attiva nella regione. Ma numerose domande restano senza risposta. Qual era il vero obiettivo dell’assalto alla capitale della Cabardino-Balchiria? Perché la guerriglia ha agito in un contesto nel quale era chiaramente destinata a soccombere? L’azione è stata forse avviata «d’impulso» dopo che la notte precedente forze russe avevano sgominato un gruppo di terroristi nelle vicinanze della città? E come avrebbe dovuto essere usato l’ingente quantitativo di esplosivo trovato domenica scorsa dalla polizia nei boschi vicino a Nalcik?
Ma l’interrogativo più inquietante ruota attorno alla figura di Shamil Basayev, il più spietato dei capi della guerriglia cecena. Diversi osservatori ritengono che proprio Basayev fosse dietro l’organizzazione dei sanguinosi fatti di Nalcik, che sarebbero stati compiuti nel quadro di una strategia di destabilizzazione antirussa nel Caucaso che prevede l’incendio dell’intera regione.
Sul presunto coinvolgimento di Basayev nella vicenda di Nalcik le congetture abbondano. E non manca chi, come il giornale ceceno Cecenskoje Obshestvo, diffonde la voce secondo cui l’imprendibile capoguerriglia (che aveva rivendicato le tragiche azioni terroristiche contro il teatro Dubrovka a Mosca e contro la scuola di Beslan) sarebbe stato ucciso nelle sparatorie di questi giorni nella città ai piedi del monte Elbrus. La versione su cui più si insiste è quella che vuole Basayev abbattuto insieme coi suoi compagni d’armi nella notte tra mercoledì e giovedì in un bosco vicino a Nalcik. Un’altra afferma che sia caduto durante il fallito assalto all’aeroporto della città. In entrambi i casi, si tratterebbe di un segreto assai ben custodito dai russi, che avrebbero tutto l’interesse a mostrarne il cadavere.