Una causa lunga 40 anni: cita in giudizio lo Stato

Nel frattempo sono cambiati 25 magistrati e 10 avvocati

Lui ha 84 anni e per 40 ha avuto in piedi una causa civile per un terreno a Settebagni conclusa nel 2006 con una decisione della Cassazione che gli ha dato torto. L’ultima di una lunga serie di sconfitte giudiziarie che non hanno per nulla scalfito il desiderio di giustizia di questo arzillo vecchietto classe 1923. Si chiama Secondo Ermanno Cocciarelli e anche ora che la Suprema Corte ha definitivamente chiuso la questione a suo sfavore non ne vuole proprio sapere di riporre le armi. Anzi, ha bussato allo studio di due giovani avvocati, Giacinto Canzona e Stefania Crispino, per chiedergli di predisporre la mossa successiva: una causa allo Stato per violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
In pratica il signor Ermanno chiede di essere indennizzato del quasi mezzo secolo speso tra carte bollate e Tribunali. Un causa senza fine, la sua, iniziata nel 1967, durante la quale si sono succeduti venticinque giudici e una decina di avvocati, la maggior parte dei quali nel frattempo sono morti. Anche le controparti, i vicini ai quali contestava di aver costruito troppo vicino ad un suo terreno, motivo per il quale aveva sollecitato un giudizio di accertamento della sua proprietà, nel corso degli anni sono deceduti. In giudizio sono rimasti i loro eredi. La prima sentenza sfavorevole a Cocciarelli arriva dal Tribunale di Roma: è il ’72 e non è che la prima tappa. In appello, nel 77, la decisione viene confermata. Si va in Cassazione, che rimanda il fascicolo in primo grado per vizi procedurali. Si ricomincia: nell’86 il Tribunale dà nuovamente torto al tenace signore, nel ’96 i giudici d’appello fanno lo stesso, nel 2006 la Cassazione scrive la parola fine. Ma non è ancora abbastanza per scoraggiare l’anziano, il quale avrà pur perso la causa, ma non la voglia di battagliare. Ecco allora l’idea di citare in giudizio il ministero della Giustizia aggrappandosi all’articolo 6 della Convenzione europea. Secondo la legge un cittadino che abbia aspettato un tempo irragionevole per un processo può essere indennizzato di circa 500 euro per ogni anno di ritardo. E in questo caso, a conti fatti, sarebbero almeno venti gli anni di troppo. Ora il signor Ermanno spera solo di arrivare vivo al verdetto della Corte d’appello di Perugia, dove si presentano questi ricorsi. «Due anni di carcere in Germania durante la guerra - dice - mi hanno fatto soffrire meno di 40 anni di estenuante processo in Italia». L’avvocato Canzona non è nuovo a casi del genere. Recentemente è riuscito a far ottenere ad una signora di 89 anni un riconoscimento di 8mila euro per una causa ereditaria durata troppo a lungo. Ma, ironia della sorte, il ministero ancora non ha pagato. Tanto che il legale sta per pignorare la tesoreria del dicastero di via Arenula.