Cause, cavilli e ipocrisia Il galantuomo di Giraud antico e sempre attuale

In scena fino all’8 gennaio, la pièce in due atti è interpretata da Sandro Pace e Daniela Li Pira

Miriam D’Ambrosio

Il galantuomo per transazione di Giovanni Giraud, è un testo insolito, poco conosciuto dal pubblico perché poco rappresentato sulle scene.
A proporlo agli spettatori nel Teatro della Memoria ci pensano gli Amici della Prosa, da stasera fino a domenica 8 gennaio, per la regia di Edoardo Nodi Battaglion.
«Si tratta di un'opera postuma, scritta nel 1833 e uscita nel 1841 - racconta Sergio Scorzillo, presidente della Compagnia nata 25 anni fa - amiamo portare in scena testi poco frequentati, è una nostra scelta che mira soprattutto ad autori italiani del ’900, Pirandello sopra tutti. Per quanto riguarda questo testo, so che esiste un’edizione degli anni ’50 ripresa anni dopo da Mario Scaccia».
Non è la prima volta che questa compagnia teatrale sceglie un lavoro di Giraud. Anni fa hanno messo su L'aio nell'imbarazzo (musicato nel 1824 da Gaetano Donizetti), «un'opera del 1807 che appartiene a un periodo diverso, mentre Il galantuomo nasce nella maturità», spiega Scorzillo.
Il conte Giovanni Giraud è un romantico, un animo libero nato da una nobile famiglia francese a Roma nell’ottobre del 1776. Rimase sempre legato all'Italia, tanto da sentirsi italiano e tanto da scegliere una pronuncia italianizzata per il suo cognome, detto così come si scrive. Un personaggio amante del teatro, vagante tra Toscana e Milano e morto in povertà in un convento di Napoli nell'autunno del 1834, un anno dopo aver scritto Il galantuomo». Giraud racconta l'uomo della sua epoca, ma non c'è epoca per alcuni meccanismi tipicamente umani, come il tornaconto, il trionfante interesse personale che è protagonista assoluto della pièce.
Due atti per presentare il mondo di don Giusto Pencola (l'attore è Sandro Pace), «arbitro super partes in complicate cause civili e commerciali», uomo irreprensibile che tenta di mantenere integra la sua reputazione, inattaccabile e costruita negli anni. Al suo fianco c'è la consorte, donna Bibiana (Daniela La Pira), intrigante e ciarliera signora che muove parecchio le calme acque domestiche.
Una vicenda che ricorda qualcuno e qualcosa accaduto di recente e infatti, «l'abbiamo voluta per i riferimenti a personaggi pubblici contemporanei e al tempo attuale - chiarisce Scorzillo - le scene per ogni nostro lavoro le scegliamo simboliche, pochi significativi elementi. I costumi evocano il passato, e quello che conta su tutto è il ritmo del testo, delle battute. Ritmo sostenuto anche dal corpo degli attori, dai loro movimenti».
Satira sociale, ironia, vortice di equivoci in un crescendo d'azione in cui i personaggi vengono fuori nella loro umanità, debolezza, meschinità.
Il galantuomo per transazione è proprio quello che agisce al servizio del proprio interesse, ammantandolo di normalità. Don Giusto è diviso nella causa commerciale tra tale conte svizzero di Lunerwill e un certo Monsieur Tirot. Lo zampino della moglie sarà di sostegno. Silvio D'Amico che apprezzava l'autore Giraud, definiva Giusto Pencola «l'ipocrita moderno» capace di rifugiarsi nella religione e nella tranquillità del suo mondo borghese.