«Le cause del contagio? Come cercare l’ago in un pagliaio»

da Roma

Sarà difficilissimo individuare il focolaio dell’epatite B che ha colpito i pazienti del San Giovanni. Ne è convinto Giampiero Carosi, docente di Malattie infettive all’università di Pavia. Non è detto che si riesca a far luce su quanto è accaduto, ammesso sempre che l’infezione sia avvenuta durante i trattamenti nel nosocomio romano.
«È come cercare un ago in un pagliaio - spiega Carosi -, escluderei che il contagio sia venuto dalle trasfusioni, necessarie dopo l’autotrapianto. Ma per il resto la trasmissione potrebbe essere venuta da una qualsiasi delle altre procedure ospedaliere». Qualche indicazione, invece, potrebbe arrivare questa volta dall’analisi dei virus dei tre pazienti. «Se tutti e tre i malati hanno lo stesso genotipo di epatite B - spiega l’infettivologo - si può concludere che l’hanno preso in ospedale. Viceversa, se sono diversi è probabile che li abbiano contratti ognuno per conto proprio».