La cautela di Scajola: "Capisco il generale, ma vediamo le carte"

Il presidente del Copaco: "Audizione per Pollari soltanto se necessaria. La commissione? Servirebbe solo a produrre veleni"

Milano - Onorevole Claudio Scajola, presidente del Copaco, che impressione le fa l’uscita di Pollari?
«Non voglio entrare nel merito della vicenda, perché ancora non conosco le carte. Per questo ho convocato il Copaco per giovedì con due audizioni. Il pm Saviotti, che conduce l’inchiesta a Roma, ci fornirà la documentazione; il direttore del Sismi Branciforte gli elementi a sua conoscenza. Solo allora decideremo se procedere a nuove audizioni».
Dunque non è certo che la richiesta di Pollari di essere ascoltato sia accolta.
«L’audizione potrà essere utile o meno, lo valuteremo dopo aver letto gli atti. Del resto Pollari è già stato sentito più volte dal Copaco».
Che idea si è fatto della vicenda finora?
«Non sono abituato ad anticipare cose che non conosco. Dobbiamo capire se questi dossier erano iniziative personali di un funzionario con molto tempo libero che attingeva a fonti aperte, come finora è parso, oppure schedature sistematiche del Sismi contra legem».
Il caso, però, investe già Servizi, governi, istituzioni. Tutto il mondo politico.
«Mi stupisco, in questi giorni, di leggere sui giornali paginate in cui tutti discutono sui si dice, facendo una politica di contrapposizione anche in campi in cui la politica non dovrebbe entrare. Tra l’altro con mancanza di coerenza».
Si riferisce a qualcuno in particolare?
«Fassino senza aver letto le carte dice che Berlusconi è responsabile. Questi atteggiamenti non fanno bene a nessuno e alimentano la disaffezione dalla politica».
E la coerenza, che c’entra?
«Insomma: abbiamo letto sui giornali conversazioni in cui Fassino si rallegrava di essere diventato padrone di una banca. E l’attuale opposizione non ha strumentalizzato, anzi ha criticato la pubblicazione delle intercettazioni. Invece ora Fassino...».
...spara a zero sull’avversario. Che idea s’è fatto di un’uscita così forte sulla «responsabilità oggettiva» di Berlusconi?
«Roba da ridere. Ma anche tragicamente preoccupante. E che non fa che alimentare un sospetto: non è che si vogliono levare dalle prime pagine dei giornali il caso Visco e le difficoltà del governo? Ma io non voglio partecipare a questo gioco».
Qual è la strada per uscire dalla coltre di sospetti?
«Le carte siano viste da chi ha le competenze istituzionali per occuparsene. Cioè da un lato il Copaco, dall’altro la magistratura».
Nell’Unione invece si rafforza la richiesta di una commissione d’inchiesta.
«Le commissioni d’inchiesta hanno dato risultati non soddisfacenti nella storia repubblicana. Servono a raccogliere veleni, non ad accertare verità».
Ma a differenza del Copaco sarebbe pubblica.
«È meglio che l’inchiesta sia condotta da un organo come il Copaco, i cui membri sono legati a un vincolo di riservatezza, e si concluda con una relazione al Parlamento».
Anche Pollari chiede una commissione d’inchiesta e considera insufficiente il Copaco.
«Io ritengo che Pollari sia stato un ottimo capo del Sismi e l’Italia ha avuto di che vantarsene, anche nei rapporti con gli altri Paesi, soprattutto nella lotta al terrorismo internazionale. Ma pur comprendendo la sua amarezza per la vicenda giudiziaria, penso che essa debba trovare la sua conclusione attraverso un percorso più istituzionale e più sereno».
Resta il fatto che il Copaco ha poteri d’indagine inferiori rispetto a una commissione d’inchiesta.
«Nella prossima riforma si dovranno dare al Copaco maggiori poteri d’inchiesta. Come negli Usa. E obbligare chi viene sottoposto ad audizione a dire la verità».
In attesa della riforma, la commissione d’inchiesta non sarebbe più rapida?
«Eh no. Per fare una commissione d’inchiesta serve una legge speciale che ne fissi compiti e poteri. Siamo a venti giorni dalle ferie e non c’è accordo politico. Tutto sarebbe rimandato. Mi sorge un dubbio: non è che qualcuno ha alzato un polverone però poi non vuole vedere le carte, ma solo tenere l’opinione pubblica in apprensione?».
Felice Casson, ex pm oggi senatore ds, sostiene che «ci sono delle persone all’interno del centrosinistra che hanno paura di qualcosa».
«Allora non sono l’unico ad avere questo dubbio».