Il Cav adesso vede rosa: "Dopo il voto in aula sarò io a dare tutte le carte"

Resta l'ipotesi del rimpasto della maggioranza per accontentare Fli. E Casini si sente "tradito" dal Colle

Roma La strada tracciata resta quella delle ultime ore: puntare a incassare la fiducia il 14 dicembre sia alla Camera che al Senato e poi «dettare l’agenda». A quel punto, è il ragionamento che ripete in privato Berlusconi ormai da 48 ore, «valuteremo gli scenari sul tappeto» ma con la certezza «di dare noi le carte». Un modo per fare intendere ai suoi interlocutori che se la fiducia fosse risicata il Cavaliere non esclude affatto di farsi lui stesso promotore di un allargamento della maggioranza a Udc e Fli, così da puntellare l’esecutivo. Le elezioni, invece, restano una delle ultime carte da giocare e comunque solo come alternativa al governo tecnico. Perché tornare alle urne in un momento così delicato per l’economia non solo europea ma globale, spiega il premier in più d’una conversazione privata, non può che essere l’ultima ratio. Che Berlusconi, certo, non esclude. Tanto che a via dell’Umiltà la macchina elettorale si sta già scaldando nonostante siano riprese le tensioni interne al partito tra falchi e colombe.
Continua ad allontanarsi, invece, l’ipotesi del governo tecnico. Soprattutto se l’asse Pdl-Lega resta saldo. Anche Napolitano, infatti, avrebbe fatto presente ai suoi interlocutori che non è possibile varare un esecutivo ponte senza il principale partito italiano e il principale partito del Nord a meno che non abbia numeri solidissimi sia alla Camera che al Senato. Circostanza, questa, che ha ovviamente contribuito al ritrovato buon umore di Berlusconi. Mentre ha fatto andare su tutte le furie sia Fini (che lo ha definito «ondivago», nonostante la smentita di rito di ieri) che Casini (che è arrivato ad usare la parola «tradimento», nonostante la smentita di rito che arriverà probabilmente oggi). Ed è proprio il crollo delle quotazioni di un esecutivo ponte ad alimentare la speranza di Berlusconi di riuscire ad ottenere la fiducia alla Camera (dopo il passaggio di Angeli dal Fli al Pdl, oggi dovrebbe essere ufficializzato quello di Grassano dai Liberaldemocratici all’Adc di Pionati). Mentre per la stessa ragione, Fini si trova a dover gestire forti malumori interni.
Ed è in questa chiave che viene letto a Palazzo Grazioli il messaggio video del presidente della Camera. Che ha sì abbassato i toni, ma solo per cercare di ricompattare i suoi e restituire a Berlusconi il cerino. Fini, è la convinzione che si fa strada a via del Plebiscito, sta solo creando le condizioni per poi poter dire «io c’ho provato». Mentre Berlusconi, rigorosamente in privato, continua a considerare «insostenibile» la sua posizione, soprattutto alla luce del fatto che «solo un mese fa ha rinnovato la fiducia al governo».
In pubblico, però, Berlusconi non parla. Convinto che il momento imponga di stare fermi, attendere gli eventi e concentrarsi sull’attività di governo. Con un occhio di riguardo al Sud visto che in caso di elezioni anticipate - per l'eventuale campagna elettorale il premier ha già arruolato anche Scajola - rischia di essere proprio quello il vero punto debole del Pdl. Si spiegano anche così il decreto sui rifiuti varato ieri in Consiglio dei ministri (con Tremonti che non ha mancato di manifestare la sua contrarietà alle nuove spese da affrontare), la visita di Alfano e Maroni a Napoli all’indomani dell’arresto di Iovine e l’annuncio di Fitto che fa sapere che il Piano Sud sarà all’ordine del giorno del prossimo Consiglio dei ministri.
Al momento, però, il Cavaliere punta ancora a chiudere la legislatura. Con il voto favorevole di Camera e Senato il 14 dicembre o, magari, con una tregua con Fini che arrivi prima di quella data. L’ex leader di An, infatti, teme il voto decisamente più del Cavaliere. E una soluzione «utile» per tutti - e sulla quale c’è chi sta lavorando - potrebbe essere quella di aprire i nove posti di governo vacanti ad esponenti del Fli. Magari anche con qualche aggiustamento su ministeri di peso.