Cav, avviso ai naviganti: io non mollerò mai

Lo sfogo dopo le ultime intercettazioni: "Lavitola? Nemmeno mi ricordavo". Esclusa l’ipotesi di un rimpasto di governo

Roma Va avanti senza sosta quello che nelle sue conversazioni private Berlusconi definisce «l’accerchiamento». E continua l’escalation, con le tessere del puzzle che giorno dopo giorno finiscono al loro posto in attesa che si arrivi a martedì, quando nel primo pomeriggio i pm di Napoli andranno a Palazzo Chigi per ascoltare il Cavaliere come parte lesa nell’inchiesta su Tarantini e Lavitola. Ed è proprio in questa logica - così la pensa il premier - che ieri è uscita l’ennesima intercettazione (quella tra Berlusconi e il direttore de L’Avanti) destinata a riaccendere per tutta la giornata lo scontro tra maggioranza e opposizione.

Un colloquio, spiega il Cavaliere nelle sue conversazioni private, del quale «neanche si ricordava» e che «come al solito viene usato strumentalmente» visto che - dice in una nota Ghedini - il capo del governo si è semplicemente limitato a dire a Lavitola di non preoccuparsi di accuse risibili e di restare quindi in Bulgaria e questo è stato interpretato dall’opposizione come un invito alla latitanza. A Palazzo Grazioli, però, sanno bene che è solo l’inizio di una settimana che si annuncia caldissima. E alla quale Berlusconi si sta avvicinando non certo di buon umore se perfino Alfano dice pubblicamente che «è senza dubbio coinvolto emotivamente» visto che «non è un robot».

D’altra parte, martedì rischia di essere una giornata campale visto che l’interrogatorio del premier - che è considerato parte lesa nella presunta estorsione ad opera di Tarantini e Lavitola - avverrà senza le garanzie concesse ad ogni indagato. Senza la presenza di un avvocato e senza la possibilità di avvalersi della facoltà di non rispondere. Nonostante sia chiaramente io - ragiona con i suoi il Cavaliere - l’obiettivo della procura di Napoli. Di più, se i magistrati decidessero di contestare subito le dichiarazioni di Berlusconi potrebbero anche risolvere il vulnus dell’incompetenza territoriale che pende sull’inchiesta come una ghigliottina visto che non si capisce bene a che titolo indaghi Napoli su presunti reati avvenuti tra Bari e Roma.

«Ma che questo sia un procedimento fuori da ogni logica - spiega Sisto, avvocato e deputato del Pdl - è chiaro a tutti visto che non si è mai vista un’indagine per estorsione in cui prima si arrestano i presunti colpevoli e poi si chiede alla presunta vittima, che peraltro nega l’estorsione, cosa abbia da dire».
È questo, suo malgrado, il fronte su cui è dunque impegnato Berlusconi per tutta la giornata. Nonostante una serie di incontri, tra cui il faccia a faccia serale con Draghi. Un Cavaliere che nonostante tutte le difficoltà - a quelle giudiziarie si somma una manovra che deve ancora passare il vaglio dei mercati oltre che il voto della Camera e più avanti la decisione di Montecitorio su Milanese - non ha intenzione di fare alcun passo indietro.

Anzi, incontrando gli ex Fli Ronchi e Urso arriva persino a dire di voler «allargare la maggioranza» e di esser sicuro di «andare avanti fino al 2013». Insomma, l’intervista dell’Udc Buttiglione che dalle colonne di Avvenire ipotizzava un salvacondotto giudiziario per il premier nel caso in cui lasci è probabile che il Cavaliere non l’abbia neanche letta. D’altra parte, il premier continua ad escludere categoricamente perfino un Berlusconi bis che potrebbe affacciarsi sulla scena nel caso il voto della Camera sull’autorizzazione all’arresto di Milanese non finisse nel migliore dei modi. A quel punto, infatti, l’ex braccio destro di Tremonti potrebbe «portarsi dietro» il ministro dell’Economia e un cambio a via XX Settembre - vista l’aria - sarebbe difficilmente possibile senza un bis.
Sullo sfondo resta sempre la manovra (che in commissione Bilancio della Camera potrebbe non aver vita facile visto la maggioranza è in vantaggio di 25 a 24), con Draghi che ieri sera ha almeno in parte tranquillizzato Berlusconi. Le Bce ha gradito le misure ma - è stato il monito del governatore - «ora bisogna metterle in pratica». Come a dire, niente scherzi.