Il Cav al contrattacco: "Ribattere colpo su colpo"

Berlusconi chiede la mobilitazione di ministri e parlamentari per
rispondere al fango dei media e agli attacchi in Aula. Rimpasto in
vista: pronte 11 poltrone nel governo. L'obiettivo: dare un'accelerata alle leggi sulla famiglia e sul ddl anti eutanasia per rinsaldare l'asse col Vaticano

Roma - Un summit di guerra. Sotto assedio come forse mai prima d’ora, Berlusconi raduna i suoi a palazzo Grazioli e disegna la sua strategia. Il piano è: «Resistere, resistere, resistere». Tanti i fronti aperti in un clima che sa di battaglia finale: Ruby e i giudici di Milano, il fango e la stampa nemica, gli attacchi delle opposizioni, il «virus» Fini, l’assedio al ministro Bondi, il malessere Oltretevere, il ruolo di Tremonti e il rapporto con la Lega. La parola d’ordine è «andiamo avanti e se pensano di farmi cadere si sbagliano di grosso». In vista anche un rimpasto di governo per ripartire a tutto gas e sconfiggere i nemici, uno dopo l’altro.

Sul caso Ruby, Berlusconi replica quanto già detto ed esprime tutta la sua indignazione per un vero e proprio «atto eversivo da parte dei soliti magistrati che mi perseguitano da quando sono sceso in campo». Su questo fronte l’impianto accusatorio sta già scricchiolando. Resta la quantità impressionante di fango gettato sulla sua persona da lavar via con le prossime mosse. Che sono sostanzialmente quelle di ribattere colpo su colpo mettendo in campo la contraerea mediatica. «Ministri, deputati e senatori denuncino in tutte le sedi la lapidazione cui sono sottoposto con metodi disgustosi», è il senso del pensiero del Cavaliere. Anche perché «la gente ha capito e sta con me», dice Berlusconi citando dei sondaggi che dimostrano come il Pdl non abbia affatto perso appeal nonostante l’ultimo affondo gossipparo.

Un affondo cavalcato da Fini che da qui al congresso del Fli di Milano continuerà a picchiare come un fabbro sul tema dei costumi. «Ipocrita» è il pensiero del Cavaliere, convinto che alla fine avrà ragione anche sul presidente della Camera. Pure nei suoi confronti la direttiva è «basta indulgenza». Avvalorata dal fatto che il pasticcio di Montecarlo potrebbe essere un guaio difficile da dribblare anche per Gianfranco, sebbene abbia lavorato da tempo sulle procure per essere trattato con i guanti bianchi. Ma il contrattacco è soprattutto politico: «Non s’è mai visto nella storia della Repubblica un presidente della Camera chi chiede le dimissioni di un presidente del Consiglio. Mai. È nessuno dice niente».

Poi c’è l’affaire Bondi, il ministro della Cultura finito nel mirino delle mozioni di sfiducia, in votazione oggi alla Camera. Anche in questo caso il premier ha chiesto di serrare le fila: «Tutti uniti e portiamo a casa un’altra vittoria: nel giro di pochi mesi il governo prenderà l’ennesima fiducia in Parlamento e le opposizioni riceveranno un altro schiaffo». A puntare i piedi affinché si andasse alla conta, scartando l’ipotesi di una proroga, lo stesso ministro.

Infine la Chiesa, fronte sul quale da sempre è impegnato il sottosegretario Letta con tutta la sua arte diplomatica. Vero che il cardinale Bagnasco nella sua prolusione ha parlato di «disagio» ma è vero anche che il presidente della Cei ha parlato di «ingente mole di strumenti d’indagine» mettendo il dito nella piaga della giustizia italiana. «Le accuse nei miei confronti sono frottole - dice il premier - mentre quello che il mio governo ha fatto e vuol fare in materia di etica sono dati reali e inconfutabili». Ecco perché si medita di accelerare su quei provvedimenti sensibili Oltretevere. Vale a dire il ddl anti-eutanasia, più altre leggi su famiglia, difesa della vita, libera istruzione.

Certo, il clima non è dei migliori ma, rassicura Berlusconi «Bossi non cederà a ricatti». Già, perché il pressing sulla Lega continua e da terzo polo e sinistra continua il refrain: mollate il Cavaliere e il federalismo avrà il via libera. Un’offerta che il Senatùr respinge al mittente seppur gli venga sventolato sotto il naso l’appoggio a un governo Tremonti. Quindi avanti così, nel tentativo di rendere più solida la maggioranza appena anche il fango Ruby si sarà sciolto. Il gruppo di responsabilità, il premier ne è convinto, è destinato a ingrossarsi. E per aiutare il rafforzamento andrà affrontato anche il nodo rimpasto. Sono undici i posti attualmente vacanti nell’esecutivo (un ministro, due vice, otto sottosegretari) e Saverio Romano, transfuga udiccino e leader del Pid, resta in pole per il posto di ministro delle Politiche comunitarie. Mentre Pionati sarebbe in corsa per un sottosegretariato.