Il Cav: la guerra è chiusa Ue: finita era dispotismo

La Ue parla di &quot;fine di un'era di dispotismo e repressione&quot;. Il Cav: &quot;La guerra è finita. <em>Sic
transit gloria mundi</em>...&quot;. Napolitano: &quot;Si chiude una drammatica pagina&quot;

"La guerra è finita. Sic transit gloria mundi...". Con queste parole, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, parlando alla riunione del gruppo Pdl alla Camera, ha commentato la notizia dell'uccisione del Colonnello. 

La morte di Gheddafi "segna la fine di un’era di dispotismo e repressione della quale il popolo libico ha sofferto troppo a lungo". Così i vertici Ue, il presidente della Commissione Josè Manuel Barroso ed il presidente permanente del Consiglio Herman Van Rompuy, hanno dichiarato in una dichiarazione congiunta.  

"Adesso in Libia la prima priorità è creare un esercito libico che sia fedele ai valori della democrazia", ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini, che poi ha aggiunto: "Credo si dovrebbe offrire una riconciliazione nazionale a tutti coloro che non hanno le mani sporche di sangue e gli altri consegnarli agli organi di giustizia, non per essere impiccati sommariamente ma per essere processati, proprio secondo lo stato diritto alla base dell’auspicio e speranza della rivoluzione libica".

Per il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, "si chiude una drammatica pagina in Libia. C’è da augurarsi che si costruisca un paese nuovo, libero e unito".

Dal mondo politico arrivano le prime considerazioni. "Non mi rallegro mai per la morte di un uomo, mai i libici si aspettavano la morte di Gheddafi senza cui non si poteva considerare chiusa la vicenda del conflitto nel loro Paese. Ora si apre una nuova fase", ha dichiarato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, intervistato da Skytg24. "Oggi - ha spiegato La Russa - cominciano i 30 giorni entro i quali la Libia si doterà di un Governo provvisorio. Ora bisogna aiutare la Libia nella sua transizione democratica, a riconoscere le convenzioni sui diritti umani e ad allargare i rapporti commerciali, in primis con l’Italia". 

Il ministro è stato la scorsa settimana a Tripoli e, ha raccontato, "mi ha fatto piacere sentir dire dal presidente del Cnt Jalil come il rapporto tra Italia e Libia fosse falsato da Gheddafi e che non c’è nessun astio del popolo libico verso l’Italia per il passato coloniale che, anzi, rappresentò anche un momento di crescita per il Paese".

"Gheddafi ha fatto la fine che merita un dittatore e, per il futuro del paese, l’Europa deve smettere di essere miope", ha detto al Senussi. "Ora bisogna cominciare a costruire una Libia libera e democratica - ha proseguito il principe, il cui avo fu deposto nel 1969 proprio da Gheddafi - In questa fase l’Europa non deve essere miope come lo è stata finora, non deve guardare solo al sottosuolo libico e alle sue risorse energetiche, deve lavorare per gli interessi del popolo".

"La fine di Gheddafi non significa necessariamente la fine dei combattimenti in Libia", ha commentato a caldo il segretario di Stato Usa Hillary Clinton sugli sviluppi di Sirte. Per ora, Clinton "la sua cattura o uccisione sarebbero uno sviluppo significativo".

La morte di Muammar Gheddafi segna la "fine della prima fase della rivoluzione libica", secondo il senatore repubblicano John McCain che poi ha aggiunto: "Anche se continuano gli ultimi combattimenti, il popolo libico ha liberato il proprio paese. Ora gli Stati Uniti insieme agli alleati europei e ai partner arabi devono sostenere ancora di più il popolo libico nell’opera per rendere la fase successiva della rivoluzione democratica altrettanto di successo della lotta per liberare il paese".

"Mi auguro che sia fatta davvero, subito, verità sulla morte o l’assassinio di Gheddafi. Mi addolora quindi il fatto che non possa più deporre all’Aja per un processo internazionale per rendere al mondo i suoi diritti di verità e di conoscenza, a proposito di quella che è forse la sua maggiore impresa criminale", è stato invece il commento di Marco Pannella.

Controcorrente il commento dell'europarlamentare della Lega Nord, Mario Borghezio: "Gheddafi è stato un grande leader, un vero rivoluzionario non confondibile con i nuovi dirigenti libici portati al potere dalle baionette della Nato e dalle multinazionali del petrolio".

Secondo Borghezio, quella di Gheddafi "è stata una morte gloriosa. Onore delle armi al templare di Allah. Anche se sono stato il primo e forse il solo a criticare il modo con cui è stato ossequiato in Italia recentemente, devo dire che è stata certamente una morte gloriosa e con le armi in pugno in mezzo ai suoi pochi fedeli che gli erano rimasti". 

"La fine di Gheddafi chiude un regime durato 42 anni e che ha soffocato il popolo libico. Oggi la Libia riprende a vivere e ci auguriamo che il governo di transizione porti nel Paese la democrazia e la libertà", scrive Italo Bocchino, vicepresidente di Fli, sulla sua pagina Facebook. Che non perde occasione per attaccare il governo: "L'Italia avrebbe dovuto e potuto fare di più in campo internazionale, ma questo governo ha preferito salvaguardare i rapporti personali del premier con Gheddafi piuttosto che occuparsi dei tanti libici che hanno perso la vita per difendere il loro popolo e combattere la dittatura".

Alla domanda "come festeggerebbe la fine della guerra in Libia, ora che Gheddafi sembra sia stato ucciso?" il sottosegretario alla Difesa, Guido Crosetto ha risposto: "Ringraziando i militari italiani che questa guerra l’hanno combattuta. E insieme a loro, tutti gli altri nostri militari in Afghanistan e nelle zone di guerra".

"La morte del colonnello Gheddafi rappresenta l’epilogo tragico, purtroppo abbastanza prevedibile, della rivoluzione libica. La caduta delle ultime sacche di resistenza lealista e la scomparsa del dittatore consegnano oggi al Consiglio Nazionale di Transizione una grande responsabilità per l’avvio di una nuova pagina di storia. Da ora in poi sarà possibile misurare la capacità di costruzione degli amici libici di una democrazia solida e credibile e il sostegno paziente e concreto dei Paesi vicini in questa direzione. I democratici italiani esprimono inoltre il forte auspicio che la fine di Gheddafi consenta una stagione di unità e di riconciliazione della società libica, un messaggio che aiuterebbe a ricucire le ferite di questa intensa stagione di conflitto e a rilanciare lo spirito della vera primavera araba». Lo afferma, in una nota, il responsabile Esteri e relazioni internazionali del Pd, Lapo Pistelli.