Il Cav non molla È nato combattente e vuole l’happy end

Caro Granzotto, una domandina facile facile: e se il Cavaliere, con un coup de théâtre inopinabile, desse le dimissioni?
Gian Giacobbi
Genova

Non è tempo di accuse reciproche e vittimismi, bisogna rimboccarsi le maniche, salvare il salvabile e imparare la lezione con umiltà, perché c'è molto da lavorare e il tempo è tiranno. Berlusconi stringa le fila e dia un colpo di frusta alla legislatura, bisogna tornare a correre, con tre parole d'ordine: fisco, imprese e famiglie.
Gianmauro Melis
Fano (PU)

Di certo non è una sorpresa quello che è accaduto in questa tornata elettorale: con un economia con il sedere per terra, il governo continua a massacrare la piccola e media impresa. Non ne possiamo proprio più: le piccole aziende stanno lavorando non per produrre ma per pagare le tasse. Le dico che dalle nostre parti nelle Marche, ma vedo anche in altre parti d'Italia, la piccola e media impresa, volano dell'economia, è impaurita e in grosse difficoltà.
Doriano Mazzoni
e-mail

Posso proporle una chiave di lettura di alcuni risultati delle recenti elezioni, molto poco politically correct? Mercedes Bresso recentemente riesce a perdere il Piemonte, e non era facile. La Rosa Russo, a Napoli, fa letteralmente scomparire il PD dalla scena politica. La Moratti a Milano fa il patatrac. Nel mio paese di ventisettemila anime vicino a Milano, dove i compagni governavano da sempre con percentuali bulgare, il loro ultimo sindaco - donna - è riuscita a perdere alle ultime elezioni. Già i nostri politici, anche se con lodevoli eccezioni, sono incapaci a tutto, non è che le donne, in questa gara all'incapacità, hanno una marcia in più?

Garbagnate

Lasciare il campo quando si va sotto non è cosa da Cavaliere, mio caro Giacobbi. Quello è nato combattente. E pretende giustamente di uscirsene, quando verrà il momento, a testa alta. Vuole il suo happy end e ci può scommettere che l’avrà. I fatti sembrano darle ragione, caro Melis. Lo dico con rammarico, ma della riforma numero uno, quella della giustizia, alla gente pare glie ne importi poco. Diciamo pure niente. Sarà perché l’elettore di destra è principalmente un buon cittadino e a meno che non si chiami Berlusconi, ostinatamente preso di mira dalle procure, il buon cittadino non sa nemmeno dove sia ubicato il tribunale. Tutt’altra musica per fisco, imprese e famiglia: speriamo che il Berlusca abbia buon orecchio. In quanto a lei, caro Mazzoni, c’è da augurarsi che le orecchie le drizzi Tremonti e che trovi la quadra per armonizzare lesina e sviluppo. Come dicono a Roma: «Se po' fa», basta provarci (senza farsi distrarre dal canto delle sirene del governo tecnico). Ah, le donne, caro Parodi. Gioie e dolori. Politicamente, più dolori che gioie. Però la loro disfatta non autorizza a gentilmente invitarle a tornare a fare la calzetta. Questo sì sarebbe tremendamente politicamente scorretto. E poi, chi ci dà la certezza che almeno quella la sappiano fare? Basta, chiudiamola qui sennò magari ci prendono per maschilisti, quali assolutamente non siamo. Per tutti, vale l’incitamento di Gianmauro Melis: rimboccarsi le maniche. E per i milanesi, non disertare il secondo round. Che poi il Pisapia ve lo dovreste sorbire per cinque anni e credetemi, non sarebbe un bel sorbire.
Paolo Granzotto