Una cava «sfratta» il verde

Spariti i boschi prosciugati i pozzi Fratta (XVIII): «È uno scempio siamo pronti a manifestare»

Daniele Petraroli

Una cava di sabbia e ghiaia a pochi passi da un centro abitato, un’area verde ridotta a una landa semidesertica, un vincolo ambientale mai rispettato, una società che vorrebbe addirittura ampliare la zona di scavo fin quasi sotto le finestre dei residenti. E, come se non bastasse, un’amministrazione comunale complice di questa situazione. Stiamo parlando di Borgo Colle Monastero, 14° km dell’Aurelia, in XVIII municipio, località Casal Selce.
I problemi per gli abitanti della zona nascono al tempo della giunta regionale targata Badaloni e dal piano stralcio provvisorio del Prae (Piano regolatore attività estrattiva), datato 17 luglio 1998, con cui si concedeva di aprire delle cave nella zona. Il tutto senza tenere in considerazione la Variante delle certezze approvata lo stesso anno (delibera 162/98) dalla giunta Rutelli, che mirava a creare intorno alla Capitale una vera e propria cintura verde e che considerava Casal Selce «agro vincolato». È cominciato così lo scempio della campagna. I lavori delle cave hanno fatto sparire in breve tempo oltre a ettari di bosco, anche le colline che separavano la zona da Castel di Guido, hanno alterato i corsi d’acqua, diventati laghetti stagnanti, e hanno prosciugato i pozzi utilizzati dai contadini della zona. Trasformando così un’area vincolata in un paesaggio lunare. «Da allora il Campidoglio ha cominciato a concedere autorizzazioni a dir poco improprie alla società di estrazione per continuare a scavare - spiega il presidente del XVIII municipio Vincenzo Fratta -. L’ultima, in sanatoria, è dell’agosto scorso». Situazione paradossale se si pensa che successivamente anche la Regione ha recepito la delibera comunale che dichiarava Casal Selce «agro da proteggere». «Adesso - continua Fratta - la società (la Esi 2000, ndr) vorrebbe addirittura estendere l’attività dei lavori riducendo la zona di rispetto tra la cava e le case da 100 a 50 metri. La richiesta che hanno fatto verrà discussa domani (oggi, ndr) al X dipartimento del Comune (Politiche ambientali e agricole)». Se venisse approvata gli abitanti di Borgo Colle Monastero avranno le ruspe appena fuori le finestre.
Per questo motivo il municipio ha approvato all’unanimità, l’11 aprile scorso, una delibera che chiede a Comune e Regione di stralciare dal piano cave la zona di Borgo Colle Monastero. «Vogliamo che sia ripristinato al più presto l’agro così com’era fino a pochi anni fa», conclude Fratta. La battaglia si sposta ora in consiglio comunale. «Aspettiamo una risposta all’interrogazione urgente che abbiamo presentato in Campidoglio (una analoga è stata presentata in consiglio regionale, ndr) - dice il consigliere capitolino di Forza Italia Fabio De Lillo -. L’assessore comunale all’Ambiente Esposito ci ha garantito che la richiesta della società di estendere la cava sarà respinta. Ma siamo pronti a manifestare per fermare lo scempio di Casal Selce».